James Van Der Beek, l’attore statunitense celebre per il ruolo di Dawson Leery nella serie Dawson’s Creek, è morto all’età di 48 anni dopo una lunga battaglia contro un cancro al colon-retto diagnosticato nel 2023 e reso pubblico nel 2024. La moglie Kimberly Brook che ha raccontato come Van Der Beek abbia affrontato gli ultimi giorni “con coraggio, fede e grazia”. Ingenti le spese mediche sostenute dalla famiglia per le cure , per consentire ai sei figli ed alla compagna di mantenere la propria casa, un gruppo di amici dell’attore ha lanciato subito dopo la notizia della scomparsa dell’idolo di migliaia fan una raccolta fondi che in poche ore ha raggiunto un milione di dollari.
Nel 2023 il tumore del colon-retto è stato la prima causa di morte per cancro tra gli uomini sotto i 50 anni e la seconda tra le donne negli Usa. Situazioni simili sono state osservate anche nel Regno Unito, dove rappresenta circa il 10% dei decessi per cancro nella popolazione giovane. In generale, però, i decessi per tumore nella fascia 35-69 anni sono in calo grazie a prevenzione, screening e nuove terapie. Negli Stati Uniti, dal 2022 gli esperti hanno osservato un aumento dei casi di cancro tra i giovani sotto i 50 anni, in particolare per il tumore al seno e al colon-retto. L’ultimo report dell’American Cancer Society segnala un dato preoccupante infatti il carcinoma colonrettale è l’unico tumore per cui la mortalità negli under 50 è in aumento, mentre per altri tumori come leucemia, tumori cerebrali, seno e polmone i decessi continuano a diminuire. Dal 2005, la mortalità per cancro del colon-retto negli americani giovani è aumentata dell’1,1% all’anno.
Come avevano raccontato nell’intervista realizzata con il Prof Ermanno Leo , chirurgo oncologo che dalla fine degli anni ’80, si è dedicato quasi esclusivamente alla patologia del colon-retto presso l'Istituto dei Tumori di Milano ed ha creato e diretto fino al 2019 la Struttura Complessa di Chirurgia del colon-retto, unica in Italia, per quanto concerne il tumore al colon retto la situazione dal punto di vista culturale e della prevenzione, non è positiva. Leo sottolinea che “Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria crisi della cultura della prevenzione, aggravata anche da fattori recenti come il periodo del Covid e dalle difficoltà sociali ed economiche che stiamo vivendo. Ormai è un dato consolidato che esista un aumento dei tumori del colon-retto nei soggetti giovani, sotto i cinquant’anni, oltre a quelli in età più avanzata. Questo rende ancora più necessario investire nella cultura della prevenzione. L’oncologo ha sottolineato che “è fondamentale informare i giovani dell’esistenza del problema, senza spaventarli, ma rendendoli consapevoli. Sapere che il rischio esiste può portare ad anticipare i controlli e le valutazioni preventive, soprattutto nei soggetti che presentano familiarità” Parlando degli strumenti di prevenzione o diagnosi precoce il Dottor Leo ha ribadito che “Un passo importante è rappresentato da esami semplici come la ricerca del sangue occulto nelle feci. In presenza di qualunque disturbo, è fondamentale segnalarlo al proprio medico e, se possibile, rivolgersi a uno specialista competente in queste patologie.
Dobbiamo però fare una distinzione importante: prevenzione e diagnosi precoce non sono la stessa cosa. Oggi non abbiamo strumenti certi per prevenire completamente il tumore del colon-retto, nel senso di poter dire “fai questo e non ti ammalerai”. Possiamo però puntare sulla diagnosi precoce: individuare la malattia quando è in fase iniziale e quindi curabile con finalità di guarigione”. Per quanto concerne i sintomi a cui prestare attenzione l’oncologo precisa che “I sintomi iniziali sono spesso difficili da individuare. Proprio per questo è fondamentale conoscere la propria storia familiare e osservare eventuali cambiamenti delle abitudini intestinali. La presenza di sangue nelle feci, ad esempio, può essere legata anche a patologie benigne come le emorroidi, ma non va mai sottovalutata. È sempre meglio approfondire. I sintomi della malattia iniziale sono poco evidenti, mentre quelli della malattia avanzata sono purtroppo più chiari. Il nostro obiettivo deve essere evitare di arrivare a una diagnosi tardiva. Meglio fare qualche esame in più quando si è giovani, piuttosto che accorgersi della malattia quando è già avanzata e si è diffusa oltre il luogo di origine”.




