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Milano-Cortina, il NYT insulta la città: "Come ammazzano i clochard"

di Giorgia Petanivenerdì 13 febbraio 2026
Milano-Cortina, il NYT insulta la città: "Come ammazzano i clochard"

3' di lettura

Dure, durissime le accuse del The New York Times al nostro Paese, in particolare a Milano, colpevole, secondo il quotidiano americano, di lasciare morire di freddo i clochard e di sfruttare gli immigrati. E tutto questo «a poche miglia dagli stadi e dalle arene che ospitano uno dei tornei sportivi più costosi dell’anno».

Nel lungo articolo viene citato anche il lavoro prezioso dei City Angels, la realtà milanese che da molti anni si batte per aiutare gli ultimi, i senzatetto in difficoltà. Un fenomeno che la Grande Mela conosce bene eppure, anziché guardare a casa propria, punta il dito contro la città della moda, dell’economia, del design... Un curioso atto d’accusa, visto che in seguito al recente periodo di gelo a New York si contano 18 senzatetto deceduti dall’inizio dell’anno: «Non potevo forzarli a mettersi al riparo...», ha sostenuto il primo cittadino, l’islamico Zohran Mamdani.

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Meglio spostare l’attenzione su Milano... Il lavoro dei volontari, scrive il Nyt, «ha assunto un’urgenza ancora maggiore durante la recente ondata di freddo, con sei persone morte per ipotermia per le strade di Milano nell’ultimo mese, secondo la polizia locale». Alcuni di loro sono «stati trovati vicino alle sedi olimpiche, dove gli spettatori pagano fino a 1.650 dollari a biglietto per assistere alle gare di atletica per le medaglie», si legge nel pezzo a firma Motoko Rich e Josephine de La Bruyère. Insomma, la fotografia che vogliono mostrare al mondo è quella di una città spaccata in due: da una parte lo scintillio delle vetrine, dall’altra chi non ha nemmeno un tozzo di pane. Eppure chi scrive sono giornalisti che dovrebbero ben sapere quanto sia poco veritiero ridurre un tema sociale complesso, come quello del welfare, a una guerra tra ricchi e poveri. Parlano di coloro che non possono permettersi un alloggio a Milano, una città che «attrae ricchi investitori da tutto il mondo con lucrose agevolazioni fiscali che il governo italiano concede ai redditi elevati e ai professionisti che si trasferiscono dall’estero».

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Scrivono che gli stipendi sono bassi e citano indagini e studi presi qua e là. Riportano le voci di chi dice di essere sfruttato, come il signor Watan, che ha lasciato la moglie e cinque figli in Afghanistan e che al quotidiano avrebbe dichiarato di guadagnare «meno di 9,50 dollari all’ora lavorando in un magazzino logistico a Milano». Nel pezzo ricordano che il Comune gestisce circa 1.700 posti letto nei rifugi per senzatetto durante l’inverno, ma criticano il fatto che alcuni rimangano vacanti «perché gli stranieri sono diffidenti nell’utilizzarli, per paura di essere espulsi». Arrivando a un certo punto dell’articolo, però, si capisce il perché di tante critiche. «Milano è una città attraente non solo per i turisti e i ricchi», esclama l’assessore al Welfare del Comune di Milano, Lamberto Bertolé, «è attraente anche per chi è nel bisogno», aggiunge, suggerendo che la responsabilità sia dell’esecutivo di Roma e non dell’amministrazione locale di sinistra: «L’assenza di un maggiore sostegno da parte del governo rischia di creare squilibri e rendere insostenibile il nostro sistema di accoglienza e rifugio». Insomma sarebbe colpa della Meloni se tante persone vivono per strada...

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