È il sesto giorno di guerra, il numero di missili lanciati dall’Iran è sceso dell’86%; un sommergibile americano ha affondato con un siluro una nave da guerra (iraniana), è la prima volta dalla Seconda guerra mondiale; un missile iraniano lanciato su Cipro è finito (abbattuto) in Turchia; la Spagna è passata perla seconda volta nella storia alla dominazione araba senza sparare un colpo e la sinistra italiana applaude Pedro Sanchez, come in un cineforum degli anni ’70. Si passa dalle cose gravi al cabaret, in realtà si consuma la tragedia dei progressisti e dei benpensanti che di fronte alla guerra invocano la pace, ma non sanno da che parte sta il bene e il male.
Perfino il Vaticano è smarrito, sono passati dalla guerra giusta di Sant’Agostino al pacifismo della comunità di Sant’Egidio, dimenticando dittatori, sterminatori di popoli, teocrazie pronte a colpire il nemico con la bomba atomica. Non parlano mai di chiesa, hanno dimenticato lo Spirito e quando si occupano di cose mondane al massimo ci azzeccano sull’8 per mille. Eppure di conforto le anime avrebbero bisogno, soprattutto quelle dei compagni, che non hanno capito niente di quello che sta accadendo: la Repubblica islamica dell’Iran sta tirando le cuoia, in una maniera o nell’altra è finita.
La morte di Khamenei è uno spartiacque della vittoria, Khomeini fu l’inizio, lui è stato la fine. Cosa succede sul campo? In guerra l’imprevisto e la sorpresa sono sempre in agguato, ma quando finisci le munizioni sei spacciato e gli iraniani a breve saranno senza missili e già non hanno più la Marina. Traduzione: non hanno alcun controllo sullo spazio aereo e sul mare. A terra restano i Pasdaran, la polizia, gli squadroni della morte, ma sono sotto il tiro dei caccia americani e israeliani, sono braccati dai droni, temono che all’angolo della stradali attenda la morte della rivoluzione a cui le bombe di Washington e Gerusalemme stanno spianando la strada. Nessun esponente del regime è al sicuro, ieri Israele ha ribadito che ogni leader designato diventerà automaticamente un bersaglio, e se hanno beccato Khamenei figuratevi gli altri. In Europa si è aperto il palcoscenico solito, con fughe in avanti e retromarce improvvise (Macron), ma è l’accoppiata di tapas e e tortellini a dare la cifra esatta del ridicolo che sfocia nel fiasco (di vino) strategico. Sanchez e Schlein hanno preso una sbornia ideologica. E non gli passerà.




