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Kharg, l'isola che nessuno attacca: i rumors sull'uranio, ora tutto torna?

di Roberto Tortoramercoledì 11 marzo 2026
Kharg, l'isola che nessuno attacca: i rumors sull'uranio, ora tutto torna?

2' di lettura

Ora che l’Iran fa strategicamente leva su petrolio e uranio arricchito - al centro delle speculazioni militari - nei palazzi di Washington e nei comandi militari circola una domanda sempre più insistente: gli Stati Uniti e Israele potrebbero passare da raid aerei a operazioni di terra? Il primo obiettivo, in caso di escalation, sarebbe l’isola di Kharg. Situata nella parte settentrionale del Golfo, rappresenta il cuore dell’export energetico iraniano: da lì passa quasi il 90 per cento del greggio destinato ai mercati internazionali. Non a caso, finora è rimasta fuori dai bombardamenti. Motivo semplice: distruggerla sarebbe un boomerang. Molto più utile, semmai, prenderne il controllo.

Secondo David Petraeus, già comandante delle forze in Iraq ed ex direttore della Central Intelligence Agency, l’operazione sarebbe possibile. L’idea circola tra diversi ufficiali: il Pentagono, come riporta il Corriere, potrebbe sfruttare un varco mentre l’Iran è costretto sulla difensiva. Più facile a dirsi che a farsi. Servirebbe una macchina logistica enorme: unità elitrasportate, forse sbarchi sulla costa, e uno scudo militare per proteggere i reparti. E non basterebbe conquistarla. Bisognerebbe anche mantenerla, evitando che i combattimenti danneggino proprio gli impianti petroliferi che si vogliono salvare. Il secondo nodo è ancora più delicato: l’uranio arricchito. Dopo i raid di giugno su alcuni siti nucleari, gli iraniani avrebbero messo al sicuro centinaia di chilogrammi di materiale fissile.

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Abbastanza per produrre più di una bomba. Dove sia finito, però, resta un mistero. Potrebbe trovarsi nei bunker di Isfahan oppure nei complessi sotterranei di Fordow Fuel Enrichment Plant e Natanz Nuclear Facility. Gli ingressi sarebbero stati coperti da strati di terra. Prima bisogna trovarlo, poi manipolarlo e trasportarlo in sicurezza. Un’operazione da specialisti, sotto il possibile fuoco di missili e artiglieria dei pasdaran. C’è anche l’ipotesi di distruggerlo. Ma pure quella lascia interrogativi. La storia, del resto, insegna prudenza. Nel 1979 Jimmy Carter valutò proprio l’occupazione di Kharg e rinunciò. L’anno dopo arrivò il fallimento del raid per liberare gli ostaggi a Tehran. Ora la decisione è nelle mani di Donald Trump.

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