L'ultima follia delle toghe rosse? La tortura nei confronti dei "marinai" della Flotilla. La procura di Roma ha contestato anche il reato di tortura nel fascicolo avviato dopo gli esposti presentati dagli attivisti e parlamentari italiani che si trovavano a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla, fermati lo scorso ottobre in prossimità della costa di Gaza dalle forze israeliane e poi rimpatriati. Nell'inchiesta, contro ignoti, si procede inoltre per le ipotesi di rapina, sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio. I pm titolari dell'indagine hanno ascoltato nei mesi scorsi i partecipanti alla missione per ricostruire sia la fase della navigazione, con gli attacchi dei droni, sia quella successiva dell'abbordaggio da parte delle forze israeliane e del trattenimento fino al rimpatrio in Italia. Ora i magistrati italiani sono pronti a inoltrare una richiesta di rogatoria a Israele.
Intanto la Flotilla è tornata in mare per dirigersi ancora una volta in direzione Gaza. Anche in questo caso, l'obiettivo dichiarato è quello di consegnare aiuti umanitari e illuminare il cono d’ombra che è tornato a oscurare la Striscia, mentre poco più in là imperversa un’altra guerra. Nonostante prime imbarcazioni siano partite da qualche giorno dal porto di Barcellona, sono ferme in mare aperto per maltempo dato che sono in balia di onde alte addirittura tre metri. La Flotilla italiana, invece, salperà il prossimo 23 aprile. “Una trentina di natanti ai quali si uniranno le venti barche arrivate da Marsiglia, in questo momento in Calabria", ha spiegato la portavoce Maria Elena Delia.




