La fame che spappola ogni residuo etico, la definì Eugenio Corti nel suo celebre “Cavallo Rosso”. Quella stessa fame che è arrivata fino al cannibalismo superando ogni linea rossa nei campi di prigionia sovietici durante la Seconda Guerra Mondiale sarebbe riapparsa come uno spettro dopo 80 anni alle stesse latitudini, ancora sul fronte russo nella guerra in Ucraina. Le notizie sconcertanti arrivano dall’intelligence di Kiev che ha intercettato una serie di comunicazioni via radio e di messaggi su Telegram che documentano terribili episodi di cannibalismo tra le truppe stremate da rifornimenti ridotti al lumicino. Il Sunday Times racconta, ad esempio, del caso di un soldato chiamato in codice “Khromoy”, di stanza nella regione di Donetsk 95° presso il Reggimento della 5ª Brigata di Fucilieri Motorizzati delle Guardie, che ha ucciso due commilitoni e avrebbe mangiato la gamba di almeno uno dei due.
L’episodio è stato riportato con una serie di messaggi Telegram al vicecomandante di ricognizione della stessa brigata, il tenente Razikov Vladislav Abdulkhalykovych. «Oggi sono andati e hanno trovato il posto dove li aveva portati in cantina, gli aveva tagliato una gamba e, attraverso un tritacarne o qualcosa del genere, era già lì seduto, girandola, cercando di mangiarla... Ha aperto il fuoco contro di loro quando sono andati a controllare. Lo hanno ucciso», dice il messaggio vocale, aggiungendo che «la parte più interessante» sarebbe stato scoprire dove avesse preso quel tritacarne.
L'Eurasia e noi: dove si gioca il destino del nostro mondo
Il pensiero di Nicholas Spykman è essenziale per comprendere le cause, la natura e perfino lo sviluppo miliare e ...Alla domanda del tenente se le truppe russe venissero nutrite, il soldato ha risposto: «Anche i nostri presto inizieranno a mangiarsi a vicenda... Sono tutti magrissimi. Vivono con razioni da fame». I messaggi del soldato erano corredati di foto che sono state visionate dal Times e sono state giudicate inequivocabili. Sottoposte all’analisi di un chirurgo di guerra è risultato peraltro che le due vittime non fossero cadute per colpi d’arma da fuoco o esplosioni, ma per fendenti da coltello.
Il Times parla di episodi isolati, accaduti solo in inverno quando le condizioni meteorologiche avevano reso difficile la ricezione dei rifornimenti e tra soldati al fronte da tempo, quindi probabilmente in condizioni mentali alterate. In un’altra serie di messaggi un soldato di nome Most che dice di essere musulmano si lamenta di dover condividere la trincea con un commilitone che sarebbe stato sospreso in episodi di cannibalismo. «Se fosse un essere umano, potrebbe rimanere qui quanto vuole, ma ha mangiato un cadavere, carne umana», dice. «Nessuno è scappato da nessuna parte. Brelok lo ha ucciso, poi se l’è mangiato per due settimane», riporta invece il comandante dell'unità della 68ª Divisione Fucilieri Motorizzati. Brelok sarebbe stato poi trovato ucciso. Mosca si è rifiutata di commentare.




