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Maldive, sub italiani morti: "A loro non serviva il permesso, ma...", l'ultimo mistero

martedì 19 maggio 2026
Maldive, sub italiani morti: "A loro non serviva il permesso, ma...", l'ultimo mistero

3' di lettura

Emerge un ulteriore mistero nella tragedia dei cinque esperti sub italiani morti il 14 maggio alle Maldive, nella grotta Devana Kandu vicino ad Alimanthaa, nell'atollo di Vaau: quello dei permessi per immergersi a quelle profondità e con quelle insidie. 

Mancano infatti ancora certezze assolute sulle autorizzazioni. Oltre a mancare i corpi di quattro di loro, rimasti nella grotta e per il recupero dei quali serviranno ancora cautela e diversi giorni di lavoro. Per Gianluca Benedetti, 44 anni, di Padova, operation manager dell'agenzia Albatros Top Boat di Verbania, l'uomo che ha guidato l'immersione, "il problema non si pone, in quanto guida. Per gli altri quattro sì, perché si trattava di una attività scientifica, al di là del fatto che fosse un'immersione". A spiegarlo è Orietta Stella, la legale della stessa Albatros Top Boat, che ha venduto il pacchetto per la crociera scientifica e che da domenica è a Malè.

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Sul possesso delle autorizzazioni le fonti però non concordano. "Non facevano parte della missione scientifica Giorgia Sommacal, 23 anni, studentessa dell'Università di Genova, e Federico Gualtieri, stessa età, neolaureato magistrale all'Università di Genova in Biologia ed Ecologia marina" ha informato l'Ateneo, ribadendo che "l'attività di immersione subacquea, nel corso della quale si è verificato l'incidente, non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale".

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Mohamed Hussain Shareef, il portavoce del presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, aveva riferito invece domenica che "tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca", Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all'ateneo di Genova, la ricercatrice Muriel Oddenino, 31 anni, di Poirino, nel Torinese, e Gualtieri, di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola). La visione delle carte da parte degli inquirenti, darà certezza.

Sulla necessità o meno di autorizzazioni intanto interviene Stella: "Sulla Duke of York c'erano venti persone e tre dive master, più Benedetti, che era istruttore, il più alto in grado sullo yacht - chiarisce -. I ricercatori, sotto il coordinamento della professoressa Montefalcone, si immergevano a gruppi, ciascun gruppo con una guida. Il permesso di cui si parla non è per le immersioni, ma per l'attività scientifica: viene da sé che ad averlo dovessero essere i ricercatori e non le guide. Così come è scontato che i ricercatori non si immergessero senza guide".

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"Il permesso per le varie attività di ricerca - aggiunge Stella - era stato rilasciato dal governo maldiviano al gruppo scientifico. È un'autorizzazione amministrativa e resta il problema che non fa riferimento alla profondità e non è esplicitato se potessero fare missioni esplorative. Mi sembra però che il governo maldiviano l'abbia interpretato in maniera ampia: dove non si richiama un divieto, c'è la deroga". "Delle guide che erano in barca - precisa Stella -, tre di esse erano dive master, cioè con brevetto immediatamente inferiore all'istruttore, e uno solo, Benedetti, era istruttore. Fra gli ospiti, quanto ai brevetti, erano i più vari: dall'open water, primo livello, all'advanced, all'aiuto istruttore, ai dive master e all'istruttore. Il gruppo delle venti-ventiquattro persone era suddiviso per abilità subacquea e andavano in acqua con una guida, alla profondità consentita dal loro brevetto". 

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