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Venezuela, un doppio terremoto rade al suolo Caracas: immagini apocalittiche

giovedì 25 giugno 2026
Venezuela, un doppio terremoto rade al suolo Caracas: immagini apocalittiche

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Due scosse di terremoto violentissime, a breve distanza una dall'altra, hanno messo in ginocchio il Venezuela provocando il crollo di centinaia di edifici. Panico e disperazione tra la gente che in pochi minuti ha perso tutto, nella capitale Caracas, come in una vasta zona a ovest del Paese. 

Il bilancio delle vittime sta assumendo contorni catastrofici: il numero di morti è salito a 164, mentre almeno 971 persone sono rimaste ferite, secondo il bollettino ufficiale diffuso dalla presidente a interim Delcy Rodriguez sulla televisione di stato. I dispersi al momento sarebbero 10mila.

Tutto il mondo si sta mobilitando, dagli Stati Uniti all'Europa, organizzando l'invio di mezzi e uomini per velocizzare i soccorsi. Anche l'Italia è pronta a fare la sua parte: "Seguiamo con apprensione le operazioni di soccorso in Venezuela, a seguito del grave sisma che ha colpito quel territorio. Ribadisco che la Protezione civile italiana è pronta a dare il proprio contributo operativo, ove fosse richiesto il soccorso internazionale dalle autorità del Paese sudamericano attraverso l'Unione europea", ha annunciato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. La Farnesina si è subito attivata per verificare il coinvolgimento di italiani, ma al momento non risultano nostri connazionali tra i feriti. Un portavoce dell'Eni, il colosso dell'energia presente nel Paese, ha sottolineato come "il grave terremoto che questa notte ha colpito il Venezuela e la sua popolazione non ha comportato conseguenze per le persone e le attività di Eni, che soddisfano circa il 50% della domanda delle centrali elettriche a gas del Paese".

"La casa ci stava cadendo addosso, sembrava un film horror", ha raccontato una signora che si è salvata scappando dalla sua abitazione a Caracas, ora ridotta un ammasso di calcinacci. "Il boato è stato terrificante", ha aggiunto una vicina. Sinora nessun bilancio delle vittime, ma si teme una strage. Un sindaco della città di Chacao, una delle più colpite, ha ammesso che ci sono delle vittime, ma senza dare dettagli. Gravemente danneggiato l'aeroporto internazionale che ha sospeso i voli: in tante aree dello scalo il tetto è crollato, con scene di panico tra i passeggeri. In pochi minuti sono saltate le comunicazioni telefoniche, messe sotto pressione dalle chiamate dei milioni di venezuelani che vivono all'estero, ansiosi di avere informazioni dei propri cari. Sospeso anche il rifornimento del gas per motivi di sicurezza.

La gente si è riversata per strada in stato di choc. Solo dopo tre ore dal disastro, la presidente Rodriguez, dalla tv pubblica, visibilmente provata, ha parlato alla popolazione, annunciando lo stato di emergenza e lanciando un appello all'unità nazionale: "Dopo le due prime scosse abbiamo avuto 20 repliche. La situazione è grave, molte zone sono state colpite gravemente. Il mio messaggio ora è mantenere l'unione e la calma per salvare vite: tutte le organizzazioni si sono messe al lavoro".

Intanto da ore le immagini diffuse in rete avevano già mostrato al mondo gli addetti al soccorso a lavoro per scavare e salvare vite, ma anche tante, tantissime barelle di feriti. Le dimensioni del disastro fanno pensare al peggio: la prima scossa è stata di magnitudo 7.1, la seconda addirittura del 7.5. A rendere le conseguenze di questo terremoto ancora più grave la bassa profondità dell'epicentro, appena 10 chilometri sotto il suolo. E soprattutto le case costruite senza alcuna osservanza delle norme antisismiche.

La zona più colpita, oltre alla Capitale, quella a ovest di Caracas. In particolare la provincia rurale di Yumarè, un centro di circa 20mila abitanti, che rimane ancora completamente isolato. La rete telefonica non funziona e si comunica solo via WhatsApp, come ha fatto sapere la giornalista locale Patricia Torres all'agenzia Ansa. Si è trattato del terremoto in Venezuela più violento da 126 anni a questa parte, tanto che le scosse si sono sentite sino a oltre 160 chilometri dall'epicentro, ai confini con la Colombia