Avrebbe compiuto 28 anni ieri Samuele Spinelli e figuratevi se non sarebbe divenuto un tormentone politico-sociale se fosse servito agli scopi propagandistici contro la Meloni. Invece la morte di questo ragazzone fiorentino a Barcellona rischia di finire derubricata a un caso di cronacaccia e nulla più. Perché? Perché a quelli che di professione incendiano le menti deboli e le città (qualcuno a parole, qualcuno coi fatti) non importa nulla, poco c’è da strumentalizzare sul suo profilo: non era un migrante, non era un extracomunitario magari con passato turbolento e problemi con la legge, non può diventare una figurina da portare in piazza contro il governo di centrodestra.
È tutto l’opposto di Abderrahim Fakir, eppure tutto molto simile. Cambia solo il finale (e la finalità) della storia: non ci sarà alcun familiare a gridare «vendetta» a favore di telecamera, non ci sarà alcun esponente di tutto l’arco della sinistra parlamentare (ed extra, visto chi c’era in piazza a Bologna) a strillare «omicidio di Stato», non ci sarà alcun sindaco Lepore a convocare l’adunata. Per lui è stato speso solo un laconico «fare chiarezza» per bocca del capogruppo Pd in Comune a Firenze Luca Milani, a nome di tutto il gruppo Dem di Palazzo Vecchio. Se la sono cavata così, bontà loro...
Eppure, a La Nazione, il cugino Piter usa parole durissime: «Gli hanno riservato un trattamento indegno, in quel momento aveva bisogno di aiuto, loro lo hanno aiutato a morire». I risultati dell’autopsia arriveranno a metà settembre, «aveva tracce di anfetamina nel sangue», dice l’ospedale catalano, ma i fatti ricostruiti finora e in mano al pm Francesco Brando, che ha aperto un fascicolo senza indagati (c’è una seconda inchiesta pure in Spagna), raccontano un quadro pesante.
Il giovane, a Barcellona per un progetto musicale, viene bloccato dalla polizia il 29 maggio. «Un filmato di un’ora e 16 minuti racconta cosa è avvenuto», spiega l’avvocato Diego Capano che assiste la famiglia, «alle 18.30, Samuele fa irruzione in un negozio correndo, è in stato alterato, sembra spaventato, forse in preda ad allucinazioni, e i vigilantes (secondo La Nazione erano ben 7, tra vigilanza privata, uomini in borghese e agenti in divisa, nda) lo fermano, lo portano in un disimpegno del negozio dove lo immobilizzano a pancia in giù» e, continua l’avvocato, «per 40 minuti rimane con la faccia schiacciata per terra». Forse legato con delle fascette, mani e piedi, viene «sottoposto a un trattamento di contenimento farmacologico» con un calmante ma ecco l’arresto cardiaco, il tentativo di rianimazione, la corsa in ospedale, tre giorni di coma e la morte, l’1 giugno. Proteste di piazza? Non se ne vedono...




