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A Boston si potrà abortire anche fino al nono mese

Il Massachusetts è il decimo Stato americano che legalizza l’uccisione del nascituro senza limiti di tempo. Per non ammettere che si tratta di infanticidio la chiamano "salute riproduttiva"
di Caterina Maniacimercoledì 12 agosto 2026
A Boston si potrà abortire anche fino al nono mese

3' di lettura

La governatrice del Massachusetts, la democratica Maura Healey, ha firmato lunedì 10 agosto il Prioritizing Patient Access to Care Act, la misura legislativa che cancella i limiti temporali per l’interruzione volontaria di gravidanza. Non è il primo Stato Usa ad adottare questa norma che azzera il vecchio impianto normativo che consentiva l’aborto oltre la ventiquattresima settimana soltanto in presenza di circostanze estreme, come gravi anomalie fetali o pericoli immediati per la salute fisica e mentale della donna.

NASCITURI/MORITURI
Da adesso la valutazione dell’intervento viene affidata in modo esclusivo al giudizio professionale del medico curante. Una legislazione simile è in vigore anche in Alaska, Colorado, Maryland, Michigan, Minnesota, New Jersey, New Mexico, Oregon, Vermont (oltre al District of Columbia, cioè a Washington) e di fatto il Massachusetts diventa il decimo Stato americano a rimuovere ogni soglia e dunque si potrà interrompere la gravidanza fin quasi all’ultimo mese di gestazione. Cioè quando il nascituro si trasformerà dunque in morituro, visto che la luce non la vedrà mai.
Non è solo un gioco di parole, ma un cambio radicale di prospettiva etico-morale e anche sociale. Al di là del livello di crudeltà che si esercita o meno sul feto...
«Per quanto terribile, la notizia, qui negli Stati Uniti, è meno sorprendente. La sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, emessa nel 2022 dalla Corte Suprema, non ha mai detto che l’aborto fosse vietato; soltanto, rovesciando la storica Roe v. Wade del 1973, che non si tratterebbe di un diritto costituzionalmente tutelato. Da allora, e non da oggi, ogni singolo Stato può decidere i limiti dell’interruzione della gravidanza», spiega a Libero Marianna Orlandi, Executive Director e Director of Academic Programs dell’Austin Institute for the Study of Family and Culture, in Texas. «Alcuni di questi, come il Texas, lo proibiscono; altri no». Ma «la vera domanda da cui partire è un’altra: cosa si intende per quella salute fisica e mentale della madre che può consentire l’aborto fino al nono mese? Con quali criteri si può definire? Quali sono i limiti o le distorsioni? Le interpretazioni sono molte – e per questo pericolose», spiega l’esperta, autrice di numerose pubblicazioni giuridiche su riviste scientifiche sulla comparazione fra reati e diritti nelle narrative dell’aborto.
Orlandi descrive una situazione molto complessa, fatta non solo di posizioni ideologiche, ma anche di paura e ignoranza, soprattutto tra i più giovani, «ai quali non è chiaro che tutelare la vita del bambino, specialmente al nono mese, non significa affatto mettere in pericolo la salute delle madri».

IL DIRITTO ALLA VITA
Mentre alla notizia gioiscono i movimenti femministi e ovviamente i circoli democratici, il provvedimento ha sollevato la durissima reazione delle organizzazioni pro-life e dell’opposizione conservatrice. Myrna Maloney Flynn, presidente di Massachusetts Citizens for Life, critica con forza la rimozione delle tutele per i feti in fase avanzata di sviluppo, e sottolinea il fatto che la norma possa rivelarsi una sorta di grimaldello per legalizzare interventi selettivi fino al momento del parto. Con la nuova fuga in avanti legislativa, la polemica, di fatto, torna ad accendere lo scontro etico e politico in vista delle prossime scadenze elettorali, diventando un terreno di battaglia in seno alla politica sanitaria americana. Ma la battaglia è già a tutto campo, senza i confini politici.