Sette rintocchi di campana, poi il silenzio. Alle 8.46, l’ora esatta in cui il volo American Airlines 11 si schiantò contro la Torre Nord, Lower Manhattan si è fermata. È così che New York ha aperto ieri mattina le commemorazioni per il 25esimo anniversario dell’11 settembre. Una ricorrenza diversa dalle altre, non solo per il quarto di secolo trascorso, ma perché quest’anno come mai prima Ground Zero ha accolto una città cambiata e un Paese diviso su chi dovesse esserci e come ricordare. La presenza del primo sindaco musulmano della storia della città certamente non ha aiutato, specie perché Zorhan Mamdani non ha delle posizioni chiare sull’argomento, come dimostra anche il suo post su X in cui si è riferito a dei generici «terroristi» che «25 anni fa uccisero quasi 3.000 persone».
L’ex sindaco Rudy Giuliani pochi giorni fa aveva detto di «sentirsi offeso» dalla sua presenza al Memorial e ieri, onorando il significato della commemorazione, gli ha stretto comunque la mano. Anche i familiari delle vittime lo hanno contestato e non stupisce: le telecamere lo hanno per un attimo inquadrato che se la rideva con la sua sodale politica Alexandria Ocasio-Cortez, proprio mentre loro leggevano i nomi dei congiunti scomparsi. Particolarmente duri alcuni discorsi, come quello di Terry Strada, vedova della vittima Tom Strada, che dopo la lettura ha duramente criticato l’Arabia Saudita per il suo presunto ruolo nell'atrocità. «Com’è possibile che siano passati 25 anni e ancora non abbiamo ottenuto giustizia?», ha chiesto la donna con fermezza.
I MOMENTI DI SILENZIO
Solo ieri sono stati diffusi dalla Cia 69 documenti finora inediti che contengono gli avvertimenti rivolti dall’intelligence alla Casa Bianca dal 1998 al 2001. Una nota del 24 luglio 2001 riportava che, per la seconda volta in due settimane, «un’imminente operazione terroristica sponsorizzata da Bin Laden è stata rinviata, ma i preparativi per altri attacchi a breve termine potrebbero essere ancora in corso». L’ultimo documento della Cia risale al 28 agosto 2001 e insisteva sulla minaccia rappresentata da Al Qaeda, senza però indicare attacchi sul territorio nazionale o attacchi aerei. Si citavano «assassinii, rapimenti, l’uso di razzi, mortai e altre armi a lungo raggio, nonché rudimentali attacchi chimici o biologici», concludendo che «anche i corrieri inesperti o gli attentatori suicidi commettono errori che rivelano dettagli del complotto».
L’unica risposta sembra essere il silenzio. Ieri, dopo quello iniziale, altri sei momenti di silenzio hanno scandito l’intera mattinata, uno per ogni capitolo drammatico di 25 anni fa: 9.03 per l’impatto contro la seconda Torre, 9.37 per l’attacco al Pentagono, 9.59 per il crollo della Torre Sud, 10.03 per lo schianto del volo United 93 a Shanksville e 10.28 per il crollo della Torre Nord. Il settimo è stato dedicato a chi è morto negli anni successivi per tumori e patologie legate alle polveri tossiche di Ground Zero.
La commemorazione era stata anticipata in modo spettacolare mercoledì notte, sopra il porto di New York, quando 2.977 droni hanno ridisegnato nel cielo le Torri Gemelle. E alla Casa Bianca, Trump aveva esposto una trave di sette tonnellate della Torre Sud nell’ambito dell'iniziativa “Steel Across America”, conferendo la Medal of Freedom alla memoria di Welles Crowther, «l’uomo con la bandana rossa» morto dopo aver salvato almeno 18 persone. Ieri sera poi, finita la cerimonia e calato il sole sull’Hudson, è tornato il “Tribute in Light”: due fasci di luce blu gemelli proiettati fino a sei chilometri nel cielo, esattamente dove sorgevano le Torri.




