I due decreti legge con cui il governo di Pedro Sanchez voleva rispondere all’emergenza abitativa sono stati affossati ieri mattina dal Congresso dei Deputati: il primo con 178 voti contro e 172 a favore, il secondo con 184 contro e 166 a favore. Decaduti, cancellati dal BOE (la gazzetta ufficiale), dove erano appena stati pubblicati. Sulla carta era un voto di convalida tecnica, previsto entro 30 giorni, ma alla fine si è trasformato in un processo alla legislatura. Il governo era arrivato al voto senza maggioranza, come da tre anni a questa parte, ma ai voti contrari di Pp e Vox stavolta si sono aggiunti i 7 di Junts per Catalunya che tengono in piedi l’esecutivo. Con loro, nel secondo voto, anche i baschi del Pnv e Coalición Canaria. Il governo aveva diviso il pacchetto in due proprio per cercare di salvarne almeno uno. Il primo decreto - quello più politico - conteneva lo scudo anti-sfratto per le famiglie vulnerabili senza alternativa abitativa fino al 2030, la regolazione degli affitti di stagione e delle stanze, il divieto per i fondi avvoltoio di acquistare case fino al 2028.
Pedro Sanchez oggi cade? La bomba catalana sulla testa del premier
La bomba catalana esplode tra le mani di Pedro Sanchez. Con chiavi, fischietti, coperchi e cucchiai, perché il ru...Il secondo, più tecnico ma quello che interessava all’estrema sinistra di Sumar, prevedeva la proroga automatica di due anni degli affitti in scadenza. La discussione in aula è stata durissima. La ministra della Casa, Isabel Rodriguez, ha provato fino all’ultimo a portare Junts all'astensione. Visibilmente infuriata, ha attaccato Pp e Vox definendoli «la peggiore destra d’Europa che diffonde bufale», mentre ha cercato di ingraziarsi i catalani sostenendo che il governo «ha incorporato il 90% delle vostre proposte» e che «questo testo non tocca nemmeno la Catalogna». Alla fine del suo intervento, da sola, senza gli applausi di Sanchez - serissimo in prima fila - è stata abbracciata dai compagni in quello che alcuni giornali spagnoli hanno definito «un probabile addio».
CATALANI E POPOLARI
L’astensione dei catalani dell’esule Puigdemont non è arrivata e la loro risposta è stata affidata a Miriam Nogueras, che ha parlato guardando il banco vuoto del premier. «State alimentando una falsa speranza, fate populismo estremista», ha detto. «Dopo otto anni di governo, con gli affitti aumentati del 23% e 250.000 sfratti, la colpa sarebbe dei sette deputati di Junts? Non avete avuto il coraggio di mettervi contro i fondi». Junts aveva chiesto il ritiro dei decreti per riscriverli, il governo ha risposto no: «La Spagna non può più aspettare». «Votiamo no a chi usa il dramma di una donna di 87 anni per tappare il fallimento della sua gestione», ha detto invece il popolare Juan Bravo nel suo intervento riferendosi alla vicenda di Maricarmen Abascal, 87 anni, sfrattata dalla casa di Madrid dove viveva da 70 anni. Da Vox, Carlos Hernandez Quero ha accusato l’esecutivo di voler «mobilitare il suo elettorato addormentato» e di voler «prendere in ostaggio due milioni di spagnoli», cioè i piccoli proprietari di casa. Ma il colpo di scena è arrivato quando Sanchez, che non doveva intervenire, ha chiesto la parola chiedendo a tutti di dimenticare «per un momento il calcolo politico» e di pensare alla gente.
Sanchez, governo battuto in aula sui decreti-casa: verso il voto anticipato, "si deciderà nel weekend"
Il governo di Pedro Sanchez è stato sconfitto in Parlamento, dove sono stati bocciati i due decreti legge d&...E soprattutto chiedendo il voto nominale, uno a uno ad alta voce. «La colpa del problema della casa l’avranno quelli che voteranno no dal loro scranno. Fate la cosa giusta o la storia vi giudicherà prima di quanto crediate e con più fermezza di quanto immaginiate», ha aggiunto lapidario. Un intervento proiettato già alla campagna elettorale di eventuali elezioni anticipate su cui deciderà, dicono alla Moncloa, durante il fine settimana, al termine di un «momento di riflessione». Elezioni anticipate le chiede a gran voce anche il leader dei popolari Alberto Núñez Feijóo che sfida il premier a «scendere in piazza per vedere l’affetto che la gente prova per lui». La piazza per la verità ormai si fida ben poco di Sanchez, compreso quella di sinistra. Ieri dal corteo del Sindicato de Inquilinas oltre ai soliti slogan antifascisti si sono levati anche quelli contro il premier. «Dov’è il governo progressista?», gridavano. Per cercare di calmare le acque è uscito dal Parlamento il ministro dei Diritti Sociali, Pablo Bustinduy, che ha assicurato che il governo farà «tutto il necessario» per difendere il diritto alla casa. La piazza si era già fatta sentire qualche ora prima con una “cacerolada” di migliaia di persone che hanno battuto pentole e padelle fino a notte inoltrata.




