Libero logo

Gli immigrati sono l'arma segreta per ribaltare le elezioni americane

Nel Minnesota si può votare per otto persone: Trump limita la concessione della cittadinanza agli stranieri. Ma è troppo tardi
di Andrea Morigilunedì 2 novembre 2026
Gli immigrati sono l'arma segreta per ribaltare le elezioni americane

4' di lettura

Servono prima di tutto i numeri, poi viene in aiuto anche un po’ di fantasia, per riuscire a falsare il risultato delle urne. Ci proveranno in diversi modi, alle elezioni di medio termine che si svolgono domani negli Stati Uniti, sfruttando tutte le opportunità a disposizione. La più curiosa spunta dal Minnesota, Stato in cui è consentito moltiplicare per otto la propria scheda elettorale. Si chiama “vouching” ed è il meccanismo che, in base a una legge del 1973, consente a un elettore registrato di garantire il “diritto di voto” ad altre otto persone idonee a registrarsi e votare il giorno delle elezioni, purché firmi una dichiarazione giurata che attesta che tali persone vivono nel proprio seggio.

LA TENTATA TRUFFA
Durante la tornata elettorale del 2024, la norma è stata applicata 19mila volte, cioè dallo 0,6% degli aventi diritto. Può trasformarsi in una truffa, anche se la pena prevista per chi la tenta arriva a 5 anni di carcere e svariate migliaia di dollari di multa. Per verificare la potenziale ampiezza della frode, un gruppo di conservatori Cam Higby, James O’Keefe e Anthony Rubin -, muniti di telecamere nascoste, in occasione delle primarie che si sono svolte l’11 agosto scorso, si è introdotto in alcuni seggi di Minneapolis in abiti tradizionali islamici e con tanto di velo integrale, presentandosi almeno in un caso come militanti di Hamas appena arrivati negli Stati Uniti. Anche se poi non hanno votato, è stato sufficiente per testare la vulnerabilità del sistema di rappresentanza. E per essere incriminati per furto d’identità.

Meloni-Trump, la premier zittisce la sinistra: "Ho difeso l'interesse nazionale"

"Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump all’inizio del suo secondo mandato. Perch&eacu...

Nonostante il lodevole sforzo, sembra troppo tardi per riparare la breccia. Ci ha provato l’amministrazione Trump, che nell’ultimo anno ha imposto limiti drastici alle richieste di ottenere la cittadinanza americana. L'ultimo rapporto trimestrale dell’U.S. Citizenship and Immigration Services (Servizi per la cittadinanza e l'immigrazione degli Stati Uniti - Uscis) indica che, tra aprile e giugno, sono state approvate circa 55.000 naturalizzazioni, a fronte di oltre 230.000 approvate nello stesso periodo dell'anno precedente. La tendenza si è consolidata dalla fine del 2025, dopo l’introduzione da parte dell’Uscis di una procedura nuova e più lunga per i richiedenti, come il controllo dei profili sui social media alla ricerca di “attività antiamericane” e requisiti più rigorosi in merito alla conoscenza della lingua inglese e all'educazione civica statunitense. Se si guarda invece ai primi otto mesi del 2026, le autorità federali hanno concesso la cittadinanza a 173mila persone, con un calo del 72% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La frenata è quantificabile in circa 200mila passaporti Usa in meno, secondo i calcoli delle organizzazioni per i diritti civili, che lamentano un arretrato delle domande di naturalizzazione, passato da circa 500mila pratiche all’inizio della seconda amministrazione di Trump a oltre 800mila nel mese di agosto.

L’arma della demografia si è diffusa un po’ ovunque, dall’Europa fino al Medio Oriente, dove i colonizzatori autentici sono proprio quelli che sbraitano contro la colonizzazione. Finora, i palestinesi non avevano sfruttato l’occasione per non essere chiamati alla leva e non dover riconoscere l’esistenza dell’entità sionista e preferivano conservare lo status di residente permanente, la carta d’identità blu che dà diritto a servizi sociali, sanità e lavoro. Dicono che gli ebrei, mentre danno loro l’opportunità di diventare cittadini israeliani, li stanno perseguitando.

Poi hanno cambiato idea, dopo aver capito di potersi recare alle urne e far valere il proprio voto alla Knesset, e hanno deciso di presentare le carte all’autorità competente. il manifesto sabato riferiva che «il numero dei palestinesi di Gerusalemme Est che finora hanno richiesto e ottenuto il passaporto israeliano è incerto. Secondo le ong per i diritti umani, sarebbero il 5-7% dei circa 400mila palestinesi che risiedono nella parte orientale della città. Altre fonti parlano del 9%». In totale, le stime indicano fra i 20.000 e i 35.000 nuovi elettori, il che spiega il boom dei partiti arabi, che nell’attuale legislatura hanno conquistato 19 seggi, praticamente raddoppiando la propria pattuglia di parlamentari.

L’ESPERIMENTO SVEDESE
Ha funzionato allo stesso modo in Svezia, dove tra il 2000 e il 2021 (quindi prima delle elezioni del 2022) sono state concesse complessivamente oltre un milione di naturalizzazioni a cittadini originari di Paesi esteri. Analizzando il dato ufficiale dell’SCB (Statistikdatabasen) disponibile dal 2000 fino al 2023, emergono 142.500 siriani, 136.500 iracheni, 69.100 somali, 36.700 iraniani, 36.400 afghani, 36mila eritrei. Dopo che il governo di centrodestra guidato dal 17 ottobre 2022 da Ulf Kristersson ha concesso oltre 200mila nuovi passaporti svedesi, secondo i dati diffusi da Migrationsverket e da analisi successive, fino all’agosto 2026, di cui circa 150mila adulti, l’incidenza di elettori con background non-europeo è salita a circa il 13%. Che per la maggior parte, in particolare dove è più forte la presenza di immigrati, hanno votato a sinistra, con quote intorno al 67%, influenzando il risultato delle urne che ha visto la coalizione rosso-verde, fino ad allora all’opposizione, prevalere per circa 35mila voti sul blocco governativo. Dopodiché, a Stoccolma i Socialdemocratici non riescono a formare un governo, ma il premier precedente resta in minoranza. Il risultato per ora è lo squilibrio. Prima o poi, senza regolamentare il sistema di rappresentanza, si trasformerà in un sorpasso.