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Midterm, Pac, Shutdown Chi ci capisce nella politica Usa?

di Costanza Cavallimartedì 3 novembre 2026
Midterm, Pac, Shutdown Chi ci capisce nella politica Usa?

4' di lettura

Vaccinati e tuttavia non immuni all’avanspettacolo politico, gli ita- liani rimproverano alla politica americana un vizio su tutti: fa finire il mondo troppo spesso. Ogni ele- zione è “momentous”, epocale, ogni scadenza un “fulcrum point”, il punto di leva della storia, e i com- mentatori sono arrivati al martedì del voto con il terrore dell’anno Mil- le, salvo scoprire il mercoledì che gli uffici hanno riaperto e l’Ameri- ca parla già di football. Del resto anche il terrore dell’anno Mille, con i cristiani in ginocchio ad aspet- tare la mezzanotte, fu in buona par- te un’invenzione degli storici ro- mantici dell’Ottocento, Jules Mi- chelet in testa. Ieri gli americani hanno votato per le midterm e men- tre leggete i risultati Trump avrà già, nell’ordine di probabilità, de- nunciato brogli, minacciato ricorsi, invocato l’Insurrection Act per schierare l’esercito nel Paese, bom- bardato l’Iran. Il resto del vocabola- rio ha la stessa solennità da telecro- naca di baseball: “early voting”, “long count”, “midnight swings”, “balance of power”, “rally around the flag”. E tutto questo per un esa- me di metà corso, perché midterm viene dai “midterm exams”, le pro- ve di metà semestre.

Gli americani ieri hanno rinnovato la Camera, un terzo del Senato, 36 governatori e 88 delle 99 “legislatures”, i parla- menti statali, e tutto quello che da noi nomina un ministero: sceriffi, procuratori, giudici. C’erano anche 145 “ballot measures”, i referen- dum statali, sull’aborto o per deci- dere se fare una rotonda all’incro- cio. Con tanto da votare tanto spesso, gli americani trovano il tempo di spaventarsi? È showbusiness, bel- lezza. Prendete lo “shutdown”, la chiusura del governo federale quando il Congresso non approva il bilancio: i media di mezzo mon- do annunciano che l’America si è fermata. Nel 2025 è rimasta ferma 43 giorni (ve ne ricordavate?), que- st’anno ha battuto il record con 76, ma riguardava il solo dipartimento della Sicurezza interna e il Paese 

lavorava. A settembre la Camera ha votato un finanziamento ponte fino a dicembre, quando il countdo- wn per l’Armageddon ricomincerà. Se lo shutdown è lo spavento del calendario, il “gerrymandering” è quello della geografia. Nasce nel 1812, quando il governatore del Massachusetts Elbridge Gerry dise- gnò un collegio così contorto che un vignettista ci aggiunse zampe e coda e lo battezzò salamandra, e da allora indica i collegi ritagliati su misura. Trump ha chiesto agli Stati repubblicani di rifare le mappe, qualcuno ha votato con i collegi

nuovi, ma è si è trattato di molto lavoro di forbici per spostare poco. Dopo il calendario e la geografia, la parola: il “filibustering” ha un no- me da pirata, viene dal filibustiere dei Caraibi e consiste nel parlare finché una legge muore di vecchia- ia, perché per fermare l’oratore ser- vono 60 voti su 100. Strom Thur- mond nel 1957 parlò 24 ore e 18 minuti contro i diritti civili, prepara- to con bagni di vapore per non do- ver andare alla toilette, e la legge passò lo stesso. L’anno scorso Trump ha chiesto ai senatori di abo- lirla, e il capogruppo John Thune

gli ha risposto di no, perché la rego- la che oggi frena i democratici do- mani frenerà i repubblicani, un ra- gionamento che a Roma passereb- be per furbizia e a Washington pas- sa per senso delle istituzioni.

«FOLLOW THE MONEY»

Le elezioni, ovviamente, costano. E allora ecco spuntare i Pac, Political Action Committee, che raccolgono fondi per i candidati, e i super Pac che possono raccoglierne senza li- miti purché non si coordinino con loro (strumento, ha calcolato il New York Times, comodissimo per 

democratici, campioni della “dark money”, i soldi di benefattori anoni- mi filtrati da associazioni senza sco- po di lucro, perché i loro miliardari temono ritorsioni di Trump). Chi si lamenta dei tecnoligarchi e dei loro tecnodollari sappia che c’è un’alter- nativa: in Cina, per esempio, il Par- tito risparmia sui manifesti. Se la promessa dem dell’“affordability”, il costo della vita sopportabile, ha funzionato e la “blue wave” demo- cratica è arrivata, Trump si ritrove- rà con un “divided government”, che non è un governo diviso, per- ché laggiù il governo si chiama am- ministrazione. La Camera gli bocce- rà le leggi, lui opporrà il veto, supe- rabile con i due terzi di Camera e Senato, cioè quasi mai, e ha già pro- messo di averne una cartucciera piena. I democratici risponderan- no con la parola che galvanizza la sinistra, “impeachment”, la messa in stato d’accusa, che la Camera vo- ta a maggioranza semplice e il Sena- to conferma con gli stessi due terzi, quasi mai anche qui: Trump ne ha già incassati due, con altrettante as- soluzioni. I padri fondatori aveva- no messo in conto che ogni repub- blica avrebbe prima o poi avuto il suo demagogo, e Trump, di quei demagoghi, è il più rumoroso e il più sorvegliato: 992 ricorsi nei tribu- nali contro i decreti della sua ammi- nistrazione e dieci anni di paragoni con Cesare, quando va bene, e neanche a dirlo, con Hitler.

«IF YOU CAN KEEP IT»

Nel 1787 Benjamin Franklin uscì dalla Convenzione di Filadelfia e una signora gli chiese che cosa avessero fabbricato, una repubbli- ca o una monarchia. «Una repubbli- ca, se riuscirete a tenervela», rispo- se. Gli Stati Uniti hanno compiuto 250 anni a luglio e gli americani se la tengono, schiamazzando che è finita a ogni scadenza come fosse un rito apotropaico, di quelli che allontanano la sventura a forza di nominarla, chiudendo il governo per 76 giorni, spendendo miliardi e votando sulle rotonde. Per questo, non malgrado questo, la loro resta la più grande democrazia del mon- do. Gli americani hanno già rinvia- to l’implosione alla prossima sca- denza: fra due anni.