Libero logo

Francesco Baccini: "I giovani vandali? Mio padre mi avrebbe menato"

di Daniele Priorimartedì 3 novembre 2026
Francesco Baccini: "I giovani vandali? Mio padre mi avrebbe menato"

3' di lettura

Trentaquattro anni dopo Nomi e Cognomi, Francesco Baccini torna con un nuovo progetto (disco+libro) pressoché omonimi dell’album datato 1992 ma in realtà tutto diverso. Il libro è edito da Baldini e Castoldi, il disco su etichetta Azzurra Music. Un’operazione che non vuole affatto essere una celebrazione nostalgica.
Semmai un confronto tra due epoche. Il cantautore presenterà l’opera - che è il primo disco di inediti a 17 anni dal precedente - oggi a Milano, al Bobino Club. Da Tiziano Terzani a Lupin, da Don Gallo a Califano, ogni ritratto di Nomi e Cognomi 2 apre una prospettiva che va oltre la biografia del protagonista.

Francesco, così torna a fare l’appello. Sono di nuovo nomi e cognomi. Come mai?
«Il ricordo del passato in realtà è solo nel titolo e nella copertina, perché mi sono messo nella stessa posizione. Quando uscì il primo disco c’era ancora la Prima Repubblica e Nomi e Cognomi anticipò di qualche mese Tangentopoli».

Allora fu un album di rottura. Oggi c’è una vena più matura, forse malinconica. È così?
«Quel disco voleva distruggere. Ora è crollato tutto, siamo alle macerie, non c’è più da tirare giù niente per cui bisogna ricostruire».

Dedicò un brano al fondatore delle Brigate Rosse, Renato Curcio. Perché?
«Vengo da Genova, una delle città più colpite dagli anni di piombo. Quando andavo a scuola saltavo tre posti di blocco. C’erano carabinieri di vent’anni che ti piantavano la mitraglietta al fianco per i controlli. Sentivi che tremavano anche loro. Non erano anni allegri. Quando scrissi quella canzone, però, nel ‘92, il fenomeno delle Brigate Rosse sembrava finito. Parlavo di Curcio come uomo. Lui mi scrisse una lettera e mi invitò a Rebibbia. Io andai e mi portai dietro il regista con cui facevo i videoclip. Curcio mi chiese di comparire nel video addirittura come attore!».

Qualcosa di incredibile...
«Mi ritrovai nel braccio dei prigionieri politici, dove c’erano ex brigatisti ed ex terroristi neri. A un certo punto c’era un signore gentilissimo che ci preparava il caffè, offrendoci le sigarette. Il regista mi chiese: “Hai capito chi è?”. Era Pierluigi Concutelli, il braccio armato dei NAR. Su Epoca uscì una foto di Curcio e Concutelli che camminavano a braccetto!».

Cosa pensa dei giovani che scendono in piazza e devastano?
«Sono i figli totali del consumismo. Anche noi siamo cresciuti col consumismo, ma era agli inizi e alle spalle c’era ancora il mondo di mio padre, di mio nonno che aveva un’etica. Se avessi fatto una roba del genere, tornato a casa, mio padre mi avrebbe tirato un cartone che sarei finito a Palermo in volo... Questi ragazzi sono figli del loro tempo. Stiamo vivendo il nuovo crollo dell’Impero romano. Le grandi civiltà arrivano al culmine e poi crollano a partire dai costumi. La storia si ripete».

Eppure oggi siamo nel mondo di internet e dell’Intelligenza Artificiale...
«Noi confondiamo la tecnologia col progresso. Il progresso dovrebbe portare a star bene, la tecnologia è altro... Quanto all’IA, nessuno sa dove potrà arrivare. Secondo me diventerà sempre più intelligente mentre noi diventeremo sempre più idioti. Andatevi a rivedere il film Il mondo dei robot del 1973...Dice tutto».

Nomi e Cognomi 2 è uscito assieme a un libro. Perché?
«Quando avevo 14-15 anni sono stato un anno e mezzo immobile a letto per un incidente. Ho letto una valanga di libri e ascoltato tantissimi dischi. Ho imparato a stare da solo e a divertirmi. La lettura aiuta a scrivere, a pensare, a ragionare, a costruirsi un mondo interiore. Oggi tanti ragazzi non hanno mai letto un libro. Poi quando la prima fidanzata li lascia, non sanno come reagire, non sanno sfogare la rabbia e fanno casini incredibili... I libri servono a costruire un’educazione sentimentale».

Un nuovo album di inediti 17 anni dopo l’ultimo non è poco per un cantautore?
«Per me la musica resta qualcosa che ha a che fare con l’arte. Un’etichetta non mi può obbligare a fare un disco ogni anno e mezzo. In questi 17 anni ho fatto altro: 5 film da attore, una colonna sonora, ho riprodotto i miei pezzi con ambientazioni da camera... Vendere non può essere il fine ultimo. Io voglio lasciare qualcosa che trasmetta emozioni e un pensiero».