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Lo sprofondo rosso di una Ferrari nel caos

di Paolo Macartimartedì 3 novembre 2026
Lo sprofondo rosso di una Ferrari nel caos

3' di lettura

Non c’è pace fra gli ulivi di Maranello. Metafora evangelica per tratteggiare l’atmosfera luciferina che regna in Ferrari dopo il gran premio del Messico, ultima puntata di una stagione thriller delle Rosse e dei suoi piloti. Mesi difficili, gare in salita, contrattempi continui ed evidenti errori hanno fatto precipitare spesso il glorioso, ma ormai impolverato, Cavallino rampante in un campionato vissuto sempre sul filo della tensione e dei cattivi rapporti che inquinano il box più chiacchierato della Formula 1. I fatti, o meglio gli eventi della gara a Città del Messico, hanno confermato un trend e una maledizione che colpisce la Ferrari da ormai 19 anni, essendo questo il tempo vissuto dagli uomini in rosso senza aver mai vinto un mondiale, né piloti né costruttori: gli ultimi nella terra dei sombreri seguono altri già evidenti in molti gran premi della stagione 2026 durante la quale la Ferrari ha vinto sì, e in modo fortunoso, due gare - a Barcellona con Hamilton e a Silverstone con Leclerc - ma ne ha perse molte altre per cattiva gestione delle strategie, flop evidenti, guasti tecnici e, soprattutto, litigi e dispetti fra Charles e Sir Lewis Hamilton. Due finti amici che paiono cane e gatto, rivali acerrimi quando si tratta di affrontare fianco a fianco una curva.

In Messico le Rosse hanno gettato dalla finestra la vittoria perché la SF26, complice l’altitudine e l’aria rarefatta che uniformano le turbine e le prestazioni dei motori, aveva mostrato di essere ben assettata e quindi veloce: partito in pole, Hamilton è stato affiancato da Leclerc ma i due sono quasi arrivati al contatto e il prosieguo della gara ha visto finire Sir Lewis solo secondo e Leclerc, penalizzato di 5 secondi, quarto. Il baronetto inglese, alla fine, ha lanciato strali all’indirizzo del compagno di squadra: «Abbiamo perso dei punti, la vittoria e io ho perso il secondo posto in campionato. Non sarà facile, ma dobbiamo parlare di quanto è accaduto con Charles». E ancora: «Se in gioco c’è la vittoria lottando così la si perde: Leclerc ha 28 anni, ormai, il prossimo anno 29 quindi non credo sia una questione di età. Penso sia piuttosto di mentalità. Lui pensa: o vinco io o non vince nessuno dei due. La verità è che mi ha fatto perdere la gara e ha danneggiato anche la nostra classifica costruttori dove vogliamo arrivare secondi. Prima di arrivare in Ferrari vedevo cosa succedeva tra Leclerc e Sainz...».

Laconico il monegasco: «Non penso ci sia tanto da discutere, all’inizio non ci siamo toccati e siamo andati entrambi larghi. Io non riuscivo a fare la curva, quindi sono andato dritto e mi hanno penalizzato. Il mio obiettivo iniziale era restituire la posizione a Lewis (sì, vabbè... ndr) ma purtroppo Max si è infilato tra di noi».
Parole pesantissime, soprattutto quelle di Hamilton che ancora una volta chiamano in causa l’allenatore al box, ovvero il team manager Fred Vasseur che ha criticato entrambi i piloti per il quasi contatto in avvio e per la gara persa: «Fatico ad accettare una mancanza di rispetto simile per tutte le persone che in Ferrari lavorano per questi due piloti». Parole al vento che confermano l’immenso disagio che c’è al box di Maranello. Da un lato ci sono due piloti che hanno preso il via senza un piano -gara deciso di comune accordo con Vasseur, dall’altro ecco il team -manager che tuona contro i piloti quasi a voler scaricare su di loro colpe proprie, essendo stato incapace di chiarire le cose sin dall’inizio. «Ma io ho visto Vasseur molto nervoso già prima del via», ha detto Hamilton. A conferma che c’è davvero molto da chiarire in una squadra che è tutto meno che una squadra. Un team che nella domenica che riesce a piazzare sulla griglia un pilota in pole position e a fornire a Leclerc ed Hamilton una monoposto finalmente al top, perde tutto: gara e faccia.