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Le dieci risposte su come cambia la politica in America

di Dario Mazzocchigiovedì 5 novembre 2026
Le dieci risposte su come cambia la politica in America

3' di lettura

Cosa potrebbe accadere nella politica statunitense dopo le elezioni di medio termine? Proviamo a fare un po’ d’ordine sui rapporti tra il nuovo Congresso a trazione democratica e la Casa Bianca repubblicana.

1 C’è già il cappellino, stile MAGA ovviamente, postato online da Donald Trump: se vincerà il Partito democratico, aveva assicurato, diventerò Mr. Veto. Il presidente ha dieci giorni – domeniche escluse – per firmare una proposta del Congresso o rimandarla alla Camera di provenienza con le ragioni del veto. Per superarlo servono i due terzi dei presenti e votanti in entrambe le Camere, con il numero legale assicurato. Il margine democratico non è così ampio: occorrerebbe un aiuto repubblicano.

2 Tasse, sanità, immigrazione, dazi, stanziamenti, aiuti all’estero: il veto può colpire i provvedimenti cruciali per l’agenda politica. Non serve un’obiezione di costituzionalità: Trump può considerarli semplicemente sbagliati. Non può invece bloccare con il veto il Senato che respinge una nomina o la Camera che avvia l’impeachment. I Democratici potranno fermare molte iniziative trumpiane; per imporre nuove leggi serviranno accordi o fratture nelle file repubblicane.

3 Il Congresso controlla gli stanziamenti: i Democratici potranno negoziare importi, destinazioni e condizioni, con il veto come spada di Damocle. Senza accordo sui finanziamenti o una proroga, scatta lo shutdown: uffici chiusi e dipendenti a casa, salvo le attività escluse dallo stop. Pensioni e principali prestazioni sociali generalmente proseguono. Diverso il tetto del debito, che limita i prestiti del Tesoro per pagare obblighi già assunti: per alzarlo serve una legge. I Democratici potrebbero chiedere concessioni su sanità e welfare: non proprio una priorità repubblicana.

4 Trump resta comandante in capo, ma il Congresso può negare nuove autorizzazioni, limitare i fondi e approvare leggi per fermare operazioni non auDonald Trump ha pubblicato sul suo social network Truth l'immagine di un cappellino rosso con la scritta «Veto». Due giorni fa il repubblicano, parlando con diversi media americani, aveva annunciato che sarebbe diventato «Mr. Veto», se i dem avessero ripreso il controllo del Congresso. Prima dei risultati, parlando con Fox News, il tycoon aveva sottolineato di voler usare il «potere di veto» per bloccare le leggi sostenute dai democratici. «E uno dei poteri piu forti che un presidente abbia» torizzate. La Casa Bianca può però opporre il veto. Vincere le Midterm non significa prendere il comando del Pentagono, ma concede all’opposizione strumenti per condizionare le scelte presidenziali.

5 Trump resta alla guida della diplomazia, mentre i Democratici potranno incidere su nuovi aiuti a Kiev, sanzioni e finanziamenti, cercando consensi repubblicani. Sulla NATO esiste già un paletto: la legge vieta il ritiro unilaterale americano senza il consenso dei due terzi dei senatori presenti o una legge del Congresso. Ma rassicurare gli alleati e decidere come trattare con Mosca resteranno partite della Casa Bianca.

6 La vittoria democratica non cancella le tariffe. Il Congresso può modificare le leggi che delegano poteri commerciali al presidente, ma deve fare i conti con il veto. Per Italia ed Europa si apre uno spazio di pressione politica, non la garanzia di esportare a condizioni migliori. E opposizione a Trump non significa libero scambio: anche i Democrati.

7 I Democratici hanno i numeri per mettere il presidente in stato d’accusa. Che non equivale a cacciarlo da Pennsylvania Avenue. La Camera approva i capi d’accusa a maggioranza semplice; al Senato si svolge il processo e per condannare e rimuovere il presidente servono i due terzi dei presenti: 67 se partecipano tutti. I Democratici non li hanno.

8 Il nuovo Congresso entrerà in carica il 3 gennaio 2027. Fino ad allora resta operativo quello uscente: è la lame duck session, la sessione dell’anatra zoppa. Anche i parlamentari sconfitti possono votare. Per i Repubblicani è l’ultima finestra per approvare leggi e finanziamenti e, al Senato, confermare giudici e funzionari.

9 I Democratici potranno avere i numeri per approvare una legge, ma non per arrivare al voto. Il filibuster, l’ostruzionismo parlamentare, permette alla minoranza di prolungare il dibattito: per limitarlo servono normalmente 60 voti su cento. Occorreranno dunque sponde repubblicane.Fanno eccezione le nomine e alcune misure di bilancio, esaminabili con una procedura speciale dai contenuti vincolati.

10 La vittoria non assegna automaticamente la poltrona: lo Speaker viene eletto dai deputati. Hakeem Jeffries è il candidato naturale dei Democratici, ma dovrà ottenere la maggioranza dei voti espressi per un candidato, con il numero legale presente. Se nessuno la raggiunge, si torna a votare. Lo Speaker guida i lavori e pesa sull’agenda: sarà uno dei principali interlocutori, e avversari, della Casa Bianca.