Se fra meno di un anno le elezioni per il Parlamento europeo dovessero confermare gli orientamenti politici già espressi in altre consultazioni nazionali (al di là della recente battuta di arresto di Vox in Spagna) l’attuale maggioranza a Strasburgo costituita da socialisti, liberali e popolari sarebbe destinata a cambiare di segno a favore di una nuova coalizione tra il Ppe e conservatori. I socialisti per la prima volta si troverebbero all’opposizione. Si tratterà di un cambiamento di non poco conto per il futuro dell’Unione guidata fin qui da un ceto politico su cui grava la responsabilità di essere riuscito a trasformare un sogno in un incubo burocratico. Ai nuovi leader, a partire da Giorgia Meloni, spetterà un compito impegnativo, ma non più procrastinabile, fare chiarezza su che cosa si vuole che sia l’Ue.
Romano Prodi, anche lui contro la Ue: "È sbandata, non conta nulla"
Padre nobile non ha mai smesso di esserlo. Così come l’uomo, l’unico, che è riuscito a far vin...O si continua a credere che l’unica funzione sia quella di una grande agenzia economico-finanziaria dai mediocri standard democratici oppure si lavora per costruire una reale unità politica. In tal caso, occorre che si abbia piena consapevolezza sul fatto che non sia più possibile eludere i problemi relativi alle identità nazionali che rappresentano la vera ricchezza dei 27 Paesi membri. Del resto, le crescenti spinte sovraniste esprimono un disagio diffuso frutto della grande miopia delle classi dirigenti europee, le quali, convinte che l’omogeneità politica potesse essere il prodotto di scelte economiche e normative, non hanno mai preso in considerazione ciò che viene insegnato in qualsiasi corso universitario di scienza politica ovvero, per dirla con Max Scheler, che «mai e in nessun luogo i semplici Trattati creano da soli una vera comunità». In tal senso, se srotoliamo la pellicola del progetto d’integrazione dal Trattato di Roma in avanti la prima cosa che appare evidente è che la diffidenza dei cittadini nei confronti di Bruxelles nasce quando vengono imposti cambiamenti radicali che vanno dai Trattati di Maastricht e Amsterdam fino alla scelta d’introdurre la moneta unica.
Enrico Letta, "cacciato" in Italia ha un incarico in Europa: la Lega bombarda
Trombato in Italia, dagli elettori e dal suo stesso partito. Eppure Enrico Letta conquista un'altra prestigiosa polt...Ammoniva Giovanni Sartori che «un trasferimento di poteri non accompagnato da un corrispondente trasferimento di fedeltà deve considerarsi un serio pericolo perla legittimità di un sistema politico». Il politologo fiorentino aveva individuato in tempo (purtroppo inascoltato) il nervo scoperto che avrebbe portato l’Unione verso una paralizzante crisi di credibilità istituzionale. A tal proposito, il filosofo Giovanni Reale poneva una domanda semplice, ma efficace: «L’establishment di Bruxelles con l’idea di Europa che porta avanti intende dissolvere l’uomo europeo e le sue tradizioni democratico-liberali?». Coloro che saranno chiamati a dare una nuova legittimazione al «sogno sovranazionale» farebbero bene a riflettere sull’interrogativo posto da Reale e a ricordare, altresì, ciò che scrisse un maestro quale Federico Chabod in Storia dell’idea di Europa. In quel testo si legge che «nel formarsi del concetto d’Europa e del sentimento che l’accompagna i fattori culturali e morali hanno avuto una preminenza assoluta, anzi esclusiva». Le prossime elezioni si vinceranno o si perderanno su questi temi.




