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Vladimir Putin e Viktor Orban, il vertice in piena guerra: cosa mettono sul piatto

di Roberto Tortoramercoledì 4 marzo 2026
Vladimir Putin e Viktor Orban, il vertice in piena guerra: cosa mettono sul piatto

2' di lettura

In piena guerra, con il Medio Oriente che brucia e l’Ucraina ancora sotto le bombe, con chi parla Vladimir Putin? Con il suo interlocutore più affidabile dentro l’Unione: Viktor Orbán. Telefonata secca, strategica. Sul tavolo? Energia, potere, sopravvivenza geopolitica. Una nota del Cremlino chiarisce: “È stata discussa la situazione in forte peggioramento in Iran e in tutto il Medio Oriente, anche in termini di possibili conseguenze per il mercato energetico globale”. Traduzione: se salta il tappo in Iran, Mosca incassa.

La possibile chiusura dello Stretto di Hormuz e lo stop al giacimento Leviathan agitano i mercati. Prezzi in salita, margini che si allargano. Ossigeno puro per il Cremlino, mentre finanzia la guerra in Ucraina. Dice Igor Yushkov, esperto russo del Fondo per la Sicurezza Energetica Nazionale: “Per quanto possa sembrare cinico, per noi più la crisi dura, più è vantaggiosa”. Cinico? Realista. Però con un caveat: “Se Trump riuscisse a insediare a Teheran una leadership filooccidentale, allora l’Iran potrebbe aumentare la produzione a scapito nostro”.

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Anche Mikhail Rostovsky, giornalista del Moskovsky Komsomolets, avverte: “Così come la crisi del 1973 aprì l’era dell’Urss come esportatrice globale di energia, questa del 2026 potrebbe mettervi termine”. Non è detto. Ma il rischio c’è. E qui entra in scena Orbán, l’uomo che a Bruxelles fa saltare i nervi. Blocca il prestito da 90 miliardi all’Ucraina e punta il dito su Kiev per l’oleodotto Druzhba. “Non esiste alcuna ragione tecnica od operativa per tenerlo fermo”, scrive su X.

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Colpa puramente politica. Messaggio indirizzato anche a Ursula Von der Leyen. Dall’altra parte, Volodymyr Zelensky replica: “I russi hanno bombardato più volte Druzhba e poi hanno attaccato i nostri tecnici”. E domanda: “Perché mai Orbán non ha accusato i russi del bombardamento?”. La partita è chiara: petrolio contro sanzioni, gas contro prestiti, crisi contro consenso. In mezzo, un’Europa divisa e una guerra che non aspetta.