I 46 Stati membri del Consiglio d'Europa si sono accordati oggi su un testo che risponde all'auspicio di alcuni governi di espellere piu' facilmente gli stranieri condannati senza essere puniti per violazioni dei diritti umani. Il Consiglio d'Europa era sotto la pressione della maggioranza dei suoi Stati membri, tra cui il Regno Unito e l'Italia, che chiedevano che la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), sotto la sua egida, modificasse la propria interpretazione dei testi in modo meno favorevole ai diritti degli stranieri. La Corte di Strasburgo ha talvolta stabilito che le espulsioni violavano il diritto alla vita familiare degli stranieri condannati, tagliandoli dalla loro famiglia, o rischiavano di esporli a trattamenti degradanti. In una dichiarazione adottata oggi a Chisinau (Moldavia), i ministri degli Esteri dei 46 Stati membri del Consiglio d'Europa sottolineano che alcune delle "sfide" migratorie che si pongono attualmente "non erano prevedibili al momento della redazione della Convenzione" diritti umani europei, dopo la seconda guerra mondiale. "Non affrontare queste sfide in modo adeguato potrebbe minare la fiducia del pubblico nel sistema della Convenzione", aggiungono.
In materia di rispetto della vita familiare, essi invitano la CEDU a "dare grande importanza alla valutazione delle autorità nazionali", che sono "in linea di principio meglio posizionate di una corte internazionale per valutare le condizioni e le necessita' locali". "Quando la Corte ritiene che vi siano ragioni serie per sostituire la sua valutazione a quella delle autorita' nazionali, e' importante che essa manifesti chiaramente la propria consapevolezza delle peculiarita' dei sistemi giuridici e delle tradizioni nazionali", prosegue il testo. Per quanto riguarda la prevenzione della tortura e dei trattamenti degradanti, il testo incoraggia gli Stati a "sviluppare e chiarire quadri nazionali pertinenti che garantiscano l'applicazione effettiva e adattata al contesto dei diritti".
E suggerisce di ricorrere alle "rassicurazioni diplomatiche" - cioe', la promessa da parte del Paese verso il quale una persona viene rimandata di non violare i suoi diritti. La Commissione europea ha accolto con favore l'adozione di questo testo, "un passo importante per promuovere la sicurezza delle persone e i diritti fondamentali", secondo il commissario per le migrazioni Magnus Brunner. Questa dichiarazione "invia un messaggio politico ai giudici della Corte" secondo cui la protezione dei diritti individuali degli stranieri "dovrebbe svolgere un ruolo meno importante rispetto agli interessi dei governi di mantenere la sicurezza", ritiene con l'AFP Jacob Kirkegaard, specialista delle migrazioni presso il circolo di riflessione europeo Bruegel. E' "un tentativo pragmatico di rispondere a cio' che alimenta fortemente il sostegno all'estrema destra e ai populisti di destra in molti paesi europei, senza rinunciare ai trattati europei", aggiunge. Se la Corte non lo facesse, alcuni Paesi potrebbero preferire abbandonare la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.




