Il governo prepara un nuovo intervento sui centri per migranti in Albania. L’esecutivo, infatti, starebbe lavorando a un decreto da varare a giugno – si legge su Repubblica - per riportare le strutture di Shengjin e Gjader alla funzione iniziale prevista dal protocollo firmato con Tirana: ospitare i migranti soccorsi in mare e trasferiti fuori dai confini italiani per le procedure di frontiera. I centri, negli ultimi mesi, erano stati convertiti in Cpr, cioè strutture per il rimpatrio dei migranti irregolari già presenti in Italia.
Una soluzione scelta dal governo dopo le decisioni della magistratura che avevano bloccato il piano originario. Adesso, però, l’esecutivo punta a tornare al progetto iniziale, anche in vista dell’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su immigrazione e asilo previsto per giugno 2026. Il primo passaggio arriverà già domani in Parlamento. Alla Camera, infatti, sarà esaminato il testo di ratifica del nuovo accordo di “cooperazione strategica” firmato il 13 novembre 2025 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal premier albanese Edi Rama. Il provvedimento passerà prima dalla commissione Difesa, poi dalla Bilancio e successivamente dalla commissione Esteri.
Centri in Albania, la corte Ue zittisce chi gridava al danno erariale
Appena due giorni fa sui soliti organi di stampa amici delle procure si commentava con una certa soddisfazione che nel c...Nel testo dell’intesa si parla di “rafforzamento della collaborazione in materia migratoria” e di sviluppo di “soluzioni innovative” collegate al nuovo patto europeo. Nello specifico, i due governi (italiano e albanese) si impegnano a “sviluppare ulteriormente la loro cooperazione relativa a soluzioni innovative in vista dell'entrata in vigore del Patto europeo per l'immigrazione e l'asilo nel giugno del 2026”. Secondo fonti della maggioranza – riferite sempre da Repubblica - proprio quel quadro normativo europeo dovrebbe consentire il ritorno alla formula originaria dei centri albanesi. Il governo starebbe valutando anche lo strumento tecnico più rapido per intervenire: un decreto legge oppure un decreto ministeriale. In maggioranza c’è la convinzione che le nuove regole europee, insieme alla lista dei Paesi sicuri, possano offrire una copertura più solida sul piano giuridico. Restano le critiche delle opposizioni. Riccardo Magi chiede chiarimenti sul contenuto dell’accordo, ma l’iter sembra ormai ben avviato.




