Lo stretto di Hormuz chiude, gli aerei restano a terra e il pieno di benzina è alle stelle? Niente paura. La Ue, che la sa lunga e finora non ha sbagliato un colpo, ha già bell’e pronte le sue contromosse. Già dal nome, su quelli siamo imbattibili, si capisce che è roba seria: AccelerateEU. In altre parole, accendiamo il turbo. Di fatto è la prima risposta di Bruxelles alla guerra in Iran e all’impennata dei prezzi dell’energia. Una mossa da settimane invocata da famiglie e imprese. «Cominciano a mancare i prodotti sugli scaffali», ha tuonato ieri il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, «per questo dico che l'Europa si deve svegliare e debba costruire un percorso». Ed eccolo accontentato il capo degli industriali. Un bel piano di intervento che spazzerà via qualsiasi timore di recessione odi aumento incontrollato dei prezzi.
Tenetevi forte, perché la trovata degli euroburocrati illustrata ieri dai commissari Teresa Ribera Rodriguez, Dan Jorgensen e dalla stessa presidente della Commissione Ursula von der Leyen è un po’ scioccante. «La nostra strategia AccelerateEU porterà misure di sostegno, sia immediate sia strutturali, ai cittadini e alle imprese europee», promette la von der Leyen. Due linee di azioni, quindi. Una di breve periodo, per fronteggiare subito l’emergenza, l’altra di lungo periodo, per garantire all’Europa di svoltare sull’autonomia energetica.
Ue, spesi 900 miliardi per un nuovo lockdown
Utile come una forchetta per mangiare la minestra, sta arrivando il piano di emergenza della Commissione Ue per frontegg...Ora voi vi aspetterete il blocco immediato di tutte le tasse ambientali, la sospensione del green deal, la spinta sul nucleare, la riapertura delle centrali a carbone. Macché. Tutte sciocchezze. La ricetta per contrastare la crisi è ben altra. Tra le leve suggerite per un «sollievo immediato» figurano voucher energetici, leasing sociale per la diffusione di batterie, pannelli solari, pompe di calore, trasporti pubblici più accessibili e riduzione dei consumi per il riscaldamento. Peccato per il giorno obbligatorio di telelavoro che era presente in una prima formulazione. Poteva essere molto utile contro i ricatti di Teheran, ma alla fine, inspiegabilmente, è uscito dal documento finale.
Al suo posto, però, ci sono utilissimi suggerimenti. Agli Stati è consigliato di adottare un abbonamento nazionale unico per i trasporti, il congelamento dei prezzi dei biglietti ferroviari e finanziamenti per le cargo bike. Ma non è finita. Perché sul tavolo ci sono anche un maggiore coordinamento tra gli Stati sugli stoccaggi di gas, il rilascio di scorte di petrolio, l'adozione di misure nazionali di emergenza e la disponibilità di carburante per aerei e gasolio.
E poi, udite udite, sarà istituito un nuovo Osservatorio sui carburanti, compresi i jet fuel, per monitorare la produzione, le importazioni, le esportazioni e i livelli delle scorte in Ue. Il vero piatto forte, però, è l’allentamento delle norme sugli aiuti di Stato. Misura sempreverde con cui Bruxelles, nei momenti di difficoltà, concede agli stati membri di aiutarsi da soli a colpi di sussidi e sostegni alle categorie più colpite, ovviamente chi ha la possibilità di farlo, perché poi i conti devono sempre essere in regola col Patto di stabilità.
Follia Ue, nuovo piano verde contro la crisi: come ci rovinano
Un giorno di telelavoro obbligatorio, trasporti pubblici più economici e una riduzione diffusa dei consumi, dal r...Sistemata l’emergenza con voucher, leasing sociale e biglietto unico per i bus, si passa alle misure strutturali per liberare una volta per tutte il Vecchio continente dalla schiavitù energetica. La crisi in medio oriente ha dimostrato che il mondo va avanti ancora grazie alle fonti fossili? Che basta mettere a rischio il 20% delle forniture mondiali di gas e petrolio per mandare in tilt l’economia mondiale? Ecco la risposta: pale eoliche e pannelli fotovoltaici a tutto spiano. Persino il superverde Pedro Sanchez, checché ne pensi Elly Schlein, viste le brutte ha iniziato ad acquistare a mani basse il metano (peraltro russo, il 124% annuo in più a marzo). Ma per Bruxelles la rotta è tracciata. «Dobbiamo accelerare la transizione verso energie pulite prodotte internamente. Questo ci garantirà l'indipendenza e la sicurezza energetica e ci permetterà di affrontare meglio le tempeste geopolitiche», ha detto senza esitazioni von der Leyen.
Avanti tutta sul green deal, insomma, contro ogni evidenza e ogni buon senso. Emblematico il passaggio sull’Ets, il famigerato sistema di tassazione per chi emette troppa CO2. «L'Europa ci dia respiro, rinviando, sospendendo le Ets, questa tassa carbonica che ci sta dando veramente fastidio», ha detto ieri Orsini. «La commissione europea pensi a ridurre l'Ets, perché tutto il resto è solo una perdita di tempo», ha spiegato l’ad di Ryanair, Michael O’Leary. Ecco la risposta.
Il sistema «è il motore principale della decarbonizzazione, si è rivelato un successo, siamo finalmente riusciti a ridurre le nostre emissioni», è la versione del commissario Jorgensen. «I segnali a lungo termine che vengono messi in campo insieme alle varie politiche, anche all'Ets, riguardanti le emissioni di CO2, costituiscono uno dei motori di maggior successo per la trasformazione dei sistemi energetici e l'ammodernamento dei nostri siti industriali. Quindi non dobbiamo perturbare questi segnali sul lungo termine», è quella fotocopia della commissaria Ribera. Posizioni a cui l’Italia ha reagito chiedendo di «congelare» l’Ets fino alla sua revisione completa. Più sintetico il giudizio dell’europarlamentare di Fdi Carlo Fidanza: «Sembrano marziani».




