La richiesta di Giorgia Meloni a Bruxelles per avere più margini di manovra in bilancio, e già solo questo è di per sé sufficientemente avvilente, certifica come l’Ue si sia radicalizzata su almeno tre ideologie. La prima attiene al feticcio del deficit pubblico non superiore al 3% del Pil. Un numero convenzionale, privo di qualsivoglia fondamento economico e scientifico. Nei negoziati che portarono al concepimento del Trattato di Maastricht (che poi è stato un aborto) fu escogitata questa regola. Semplice, facile da ricordare e da far digerire all’opinione pubblica. Un consulente del Tesoro francese, Guy Abeille, l’avrebbe suggerita proprio per la sua «immediatezza comunicativa».
Ma trasformarla in un tabù ha significato impedire addirittura i necessari investimenti in infrastrutture. Con il 3% ci saremmo sognati la realizzazione dell’autostrada del Sole in meno di otto anni. E tutto questo sebbene l’articolo 126 dei trattato sul funzionamento dell’Ue consenta di scomputare gli investimenti dal disavanzo ai fini del calcolo del 3%. Ma a Bruxelles funziona che per i “nemici” le regole non solo si applicano, se a lui sfavorevoli, ma si interpretano pure qualora siano a suo vantaggio.
La seconda ideologia riguarda la cosiddetta transizione verde. L’energia deve arrivare da pannelli solari e pale eoliche. Le altre fonti? Demonizzate. La terza, a dire il vero innocua, riguarda la cosiddetta transizione digitale accelerata. Il punto è che queste tre visioni, sono fra loro incompatibili. Risultato: se le vuoi seguire pedissequamente e contemporaneamente ti ritrovi paralizzato.
Partiamo dalla terza e prendete l’intelligenza artificiale. Ha fame e sete di energia come nessun’altra innovazione. Jensen Huang, fondatore e ceo di Nvidia, il colosso dei microchip, lo ha detto senza giri di parole: «Ai nostri computer serve energia pari a mille volte e più di quella che produciamo». E lo dice in un Paese, dove la capacità di generare elettricità da parte dei data centre è pari a 15 volte quella tedesca. Ma gli abitanti negli Stati Uniti sono quattro volte quelli della Germania.
Servono investimenti enormi. Chi li può fare se non lo Stato in massima parte? O magari incentivando fiscalmente i privati perché li facciano? Comunque la rigiri devi abbattere il dogma del 3%.
La terza visione configge con la prima. E di energia ne serve tanta. E come detto da Agostino Scornajenchi, amministratore delegato di Snam, le tecniche per la produzione di energia hanno ritmi e tempi di innovazione lunghissimi nel tempo. La rapidità riguarda le applicazioni dell’IA non la produzione di corrente. Le leggi della fisica e dell’ingegneria non le cambiano le direttive di Bruxelles. Quindi devi andare soprattutto sui fossili (carbone, petrolio e gas) e nucleare. A livello mondiale garantiscono oltre il 65% della produzione di elettricità e più dell’80% dei consumi energetici totali (fatti di elettricità, trasporti, riscaldamento).
E qui la seconda visione configge con la terza. Prendete la Francia. Tra il 1973 e il 1980 ha investito circa 130 miliardi di euro (in valori attualizzati) nello sviluppo di una rete di 56 reattori nucleari. In risposta proprio agli shock petroliferi. E questi hanno soddisfatto una quota variabile tra il 67% e il 75% del fabbisogno di elettricità. Stabile, pulita e a basso costo.
La Francia si è assicurata l’indipendenza energetica. Una somma di denaro analoga (sempre a valori attualizzati) Parigi l’ha investita in eolico e fotovoltaico tra il 2010 e il 2024. Risultato? La loro quota non arriva nemmeno al 10% del fabbisogno. Non c’è partita. Il divario tra un programma nucleare serio e le rinnovabili è paragonabile a quello che esisterebbe tra Jannik Sinner, e chi vi scrive queste righe su un campo da tennis.
Giorgia Meloni deve quindi decidere. Nel breve termine serve intervenire con misure immediate per ridurre ulteriormente il peso delle bollette e dei costi dei carburanti alla pompa. Perché la democrazia vive di consenso. Parallelamente, serve uno sguardo di lungo periodo e puntare con decisione sul nucleare. Cosa che ad onor del vero inizia a fare.
Ci vorrà del tempo? Nessuna maratona la porti in fondo senza aver percorso il primo metro. L’unica esitazione che sarebbe fatale è inseguire il consenso degli euroburocrati anziché degli elettori.




