Ormai restano Elly Schlein e Giuseppe Conte gli ultimi vietcong del "tutti dentro" in Europa: da oggi, infatti, anche il Portogallo si unisce alla linea di Giorgia Meloni in materia di migranti. La Corte costituzionale portoghese ha deciso all'unanimità che la nuova legge sull'immigrazione, che facilita le espulsioni dal Portogallo, non è incostituzionale.
Approvata dal Parlamento a luglio con i voti favorevoli di conservatori e liberali, il no delle sinistre e l'astensione del partito di estrema destra Chega, la legge era stata inoltrata ai giudici della Corte dal Presidente della Repubblica, il socialista António José Seguro.
Tra i punti più delicati su cui Seguro aveva sollevato dubbi di incostituzionalità c'erano le norme relative ai minorenni: la possibile separazione tra genitori e figli minori di nazionalità portoghese, l'allontanamento coatto dei minori stranieri di età inferiore ai cinque anni, nati in Portogallo, nonché la detenzione dei minori richiedenti protezione internazionale. Dubbi anche sul prolungamento (fino a 360 giorni) del periodo di detenzione temporanea degli immigrati nei centri di prima accoglienza, poiché si tratta di cittadini che non hanno commesso alcun reato.
Con varie sfumature per ciascuna norma, i giudici portoghesi hanno stabilito che la legge mantiene le salvaguardie necessarie ed è consona con il dettato costituzionale. Il Presidente ha ora 20 giorni per decidere se promulgare o porre un veto politico, che la Costituzione portoghese gli consente, e così rinviare la legge al Parlamento affinché venga riscritta.




