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Ritorno di fiamma tra 5 Stelle e Cina

di Costanza Cavallisabato 10 ottobre 2026
Ritorno di fiamma tra 5 Stelle e Cina

3' di lettura

Don Chisciotte vedeva giganti dove c’erano mulini a vento. Il Movimento 5 Stelle accusa il governo dello stesso abbaglio, nemici inventati per giustificare la spesa militare, ma ha il difetto opposto, dalle conseguenze più spiacevoli: davanti ai giganti vede mulini. I suoi deputati hanno ripetuto l’accusa ieri a Montecitorio, mentre Pechino annunciava un’intesa più stretta con Mosca e gli hacker filorussi attaccavano il sito della Farnesina.

La commissione Difesa si votava il Documento programmatico di finanza pubblica, la cornice della prossima legge di Bilancio. Il testo prevede di aumentare la spesa militare di non più dello 0,3% del Pil all’anno e una deroga europea esclude la cifra dai vincoli di bilancio. Emanuele Loperfido, deputato di Fratelli d’Italia, racconta che il grillino Arnaldo Lomuti ha detto: «Non sappiamo dove ci vuole portare questa maggioranza: s’inventano nemici per giustificare gli investimenti in Difesa». Per Loperfido il punto è «non tanto il voto contro», che era scontato, quanto la tesi, che i 5 Stelle hanno «dichiarato e ribadito» anche davanti al ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il Movimento soffre dello stesso difetto visivo anche a Strasburgo, dove mercoledì i suoi eurodeputati hanno votato contro, insieme a Ilaria Salis di Avs e al generale Roberto Vannacci, la risoluzione che definisce la Cina un facilitatore dell’aggressione russa all’Ucraina e accusa Pechino di concorrenza sleale e spionaggio industriale.

I grillini sono così convinti del loro no che ieri – vedi mai che a qualcuno fosse sfuggito il voto – l’eurodeputato Danilo Della Valle ha spiegato che la risoluzione «chiede una presenza e delle esercitazioni anche della Nato nell’Indo-Pacifico».

Mentre Della Valle si preoccupava delle navi della Nato – e intorno a Taiwan è bene che ci siano, visto che da lì passa il commercio che ci riguarda –, Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri cinese, prometteva più coordinamento con Mosca anche sui mari, per «imprimere nuovo slancio allo sviluppo delle relazioni sino-russe nella nuova era». Il bilancio militare cinese cresce di circa il 7% l’anno dal 2016. Ma ai 5 Stelle il riarmo va bene a patto che sia altrui.

A Pechino, ieri e oggi, tratta anche Maroš Šefcovic, commissario europeo al Commercio, andato a scongiurare fuori tempo massimo una guerra commerciale con un Paese che ogni giorno ci vende quasi 1 miliardo di euro più di quanto compri da noi. Il governo cinese ripete di voler risolvere le controversie con il dialogo, ma ha respinto la richiesta europea di limitare le esportazioni di auto ibride e promette di rispondere «con fermezza» a eventuali misure di Bruxelles.

Nel 2024, mentre l’Unione preparava i dazi sulle auto elettriche cinesi, Pechino aprì un’indagine sul cognac francese e una sulla carne di maiale, di cui la Spagna è il primo esportatore europeo in Cina. Al voto decisivo Madrid passò dal sì all’astensione, e il premier Pedro Sánchez deve aver pensato che alla Spagna convenisse restare la porta industriale di Pechino in Europa.

La Cina, d’altronde, non può concedere granché: secondo il Fondo monetario sussidia l’industria con il 4% del Pil l’anno, le sue fabbriche producono più di quanto i cinesi possano comprare e l’eccedenza, giocoforza, finisce sui mercati altrui, a cominciare dal nostro. Ora che Bruxelles, smaltita la sbornia del Green Deal, prova a proteggere i suoi operai, i 5 Stelle, sedicenti difensori dei lavoratori, stanno con Pechino. Molti eurodeputati, invece, hanno chiesto alla Commissione di guardare oltre le merci: ai diritti umani, a Taiwan e all’aiuto cinese a Mosca. E quindi alla difesa.

Ieri mattina la difesa è toccata ai sistemi di protezione della Farnesina, che hanno contenuto un attacco informatico degli hacker filorussi di Noname057(16), già noti per aver preso di mira i siti di ministeri e aeroporti. L’Italia, con la Romania e altri Stati membri, proporrà a Bruxelles di sanzionare i responsabili di attacchi informatici e nell’elenco europeo dei sanzionati compaiono già, dal 2020, ufficiali dei servizi segreti militari russi e pirati informatici cinesi, con nome e cognome.

«I nostri militari sono stati attaccati nella base aerea di Ta’if nei raid incrociati tra sauditi e Houthi, i droni russi fanno alzare in volo i nostri aerei Nato, gli hacker agiscono quotidianamente», elenca Loperfido.
«Ostinarsi a non vedere la realtà è cecità ideologica». E antica: nel 2019 Luigi Di Maio, allora capo dei 5 Stelle, firmò l’ingresso dell’Italia nella Via della Seta cinese, e nel 2020 il governo Conte accolse fino a Bergamo i mezzi militari di Putin con la scritta «Dalla Russia con amore». Don Chisciotte, almeno, ai giganti dava battaglia.