Mario Tinari, il papà di Jessica, una delle vittime di Rigopiano, si è fatto forza e ieri è risalito, insieme ad altri famigliari, nel luogo dove hanno perso la vita i propri cari due mesi fa. Il quotidiano Il Tempo mostra quello che rimane oggi del resort travolto da una slavina il 18 gennaio scorso. E racconta di "una carovana di auto, simile a un corteo funebre" che "ha ripercorso la strada provinciale che si inerpica a 1.200 metri di altezza", l' unica via di accesso e di fuga dal resort, la stessa che un mese e mezzo fa era sommersa da due metri di neve, impedendo alle famiglie di mettersi in salvo. La visione, come mostrano le foto, è spettrale: l' asfalto franato in alcuni punti, i rami caduti per terra, gli scheletri degli alberi recisi dal peso della neve. Il costone della montagna dalla quale è scesa la slavina ha lasciato il segno del suo passaggio, non esistono più alberi, cespugli, vegetazione. E poi le auto. Alcune macchine sono state trascinate dalla valanga a circa 200 metri di distanza e ora, come in un film di fantascienza, si trovano ribaltate. I parenti delle vittime, racconta Il Tempo, sono rimasti agghiacciati dalla visione. Si sono avvicinati all'ammasso di detriti in fila, hanno guardato commossi lo spettacolo sinistro. "Sono tornato qui super far sentire il fiato sul collo a chi fa le indagini", racconta Antonio Trotta, fidanzato di Ilaria Di Biase, la 22enne che lavorava nell'hotel, "e pensare che la mia ragazza aveva paura della neve". I parenti delle vittime non si danno pace. E non se la daranno per tantissimo tempo.



