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Le quattro scrittrici musulmane contro l'islam:" Violento e retrogrado. Le leggi della Francia devono prevalere sul Corano"

di Zaccardi Micheledomenica 15 ottobre 2017
2' di lettura

Sono quattro donne musulmane di cultura - scrittrici, giornaliste, addirittura ministri - e sono contro l'Islam. Cresciute in Francia, dove hanno frequentato le migliori scuole e università, nei loro libri si scagliano apertamente contro l'idea, naif, che esista una linea di confine tra il radicalismo dell'Isis e l'Islam moderato. Attaccano con veemenza soprattutto il lassismo della società francese che, messo in soffitta il principio di laicità, si è fatta prona all'ideologia islamista, violenta e maschilista, che definisce le donne come loro (colte, istruite e in carriera) come "puttane e collaboratrici - putaines et collaboreurs -, espressione coniata per definire le donne che avevano collaborato con i nazisti al tempo della Repubblica di Vichy. Ora quella locuzione è stata adottata dal movimento filo-islamista "Indigènes de la Republique", una sorta di milizia di strada che, in alcuni quartieri parigini, abborda e insulta le donne senza velo, o che portano la minigonna. Il buonismo ipocrita delle istituzioni repubblicane è il bersaglio delle opere di Lydia Guirous, giornalista del settimanale Jeune Afrique, portavoce del Partito repubblicano, sollevata dall'incarico per i contrasti con Sarkozy e la sua idea di distinguere tra Islam moderato e un Islam integralista. Nei suoi ultimi libri "ça n'a rien a voir avec l'Islam" e "Allah est grand, la République aussi", sostiene che sono i musulmani a doversi adattare alle regole della società francese e non viceversa. Mentre Jeannette Bougrab, compagna dell'ex direttore di Charlie Hebdo, ucciso dai tagliagole dell'Isis, è convinta che l'Islam abbia come obiettivo la conquista del potere politico in Occidente. "Altrimenti" scrive nella sua ultima fatica La Barbarie et nous, Jeannette, avvocato e ministro della Gioventù durante il terzo governo Fillon sotto Sarkozy, "come si spiega che l'Arabia Saudita, dagli anni '80 ad oggi, abbia investito 100 miliardi di euro per diffondere la dottrina wahabita in tutto il mondo, dieci volte di più di quanto abbia speso il Cremlino tra il 1921 e il 1971 per propagandare la dottrina comunista nel mondo?". E c'è un solo modo per fermarli secondo Sonia Mabruck, giornalista e autrice di "Le monde n'est pas ronde, ma petite fille": un massiccio lavoro di educazione, che modernizzi i costumi delle società islamiche. Leila Slimani, scrittrice, il padre banchiere ed ex ministro dell'Economia, in "Sexe et Mensonges. La vie sexuelle au Maroc", considera i costumi sessuali lo specchio della società. "Finché in Marocco l'adulterio sarà considerato reato, non ci potrà esser una vera modernizzazione".

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