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Italo Bocchino: "Ho sbagliato con Fli, torno al giornalismo"

di Andrea Tempestinidomenica 15 giugno 2014
Italo Bocchino: "Ho sbagliato con Fli, torno al giornalismo"

3' di lettura

Scomparso. Per 14 mesi Italo Bocchino non si è fatto vedere né sentire: niente dichiarazioni, nessun dibattito, neanche un tweet. La notizia è che l’ex colonnello di An e vicepresidente Fli, classe 1967, da lunedì torna in pista: è il nuovo direttore editoriale del Secolo d'Italia, storica testata prima dell’Msi, poi di An. Scusi Bocchino, ma dove è stato? «Mi sono preso un anno sabbatico, ho staccato tutto, letto poco i giornali, non ho rilasciato una sola dichiarazione né partecipato a dibattiti. Ho detto no anche agli inviti in tv». E come ha trascorso il suo anno-off, dopo un ventennio di Parlamento, sempre in prima fila? «Ho lavorato nel privato, alle relazioni esterne di un gruppo importantissimo, la Romeo Gestioni. È stata una esperienza impagabile e, soprattutto, utile: chi fa politica spesso non si rende conto di quanto la burocrazia ostacoli le aziende». Fatto sta che si è deciso a tornare. La politica è una malattia… «È una passione, più che altro. Chiariamoci, però: io non torno alla politica attiva, non ho alcuna intenzione di farlo per molte ragioni». Tipo l'operazione Fli, che non è stata proprio un successo? «Il risultato non buono che abbiamo avuto alle Politiche è certamente una ragione. Anzi, guardi, chiamiamola col suo nome: è stata una sconfitta. E io mi sento corresponsabile». Mica era solo. C'era pure Gianfranco Fini che, invece, torna alla politica attiva. In che rapporti siete rimasti? «Siamo amici, ovviamente i rapporti sono ottimi». Fini organizza un’ «assemblea» a fine mese. Non parteciperà? «Gianfranco è convinto che si possa dare un contributo al centrodestra dall’esterno, ma io la penso diversamente. Credo che la storia dimostri che gli elettori non gradiscono le novità, vorrebbero innanzitutto ricostruzione». Quindi non andrà all’assemblea e, invece, tornerà al suo primo mestiere, il giornalismo? «Esattamente. Io penso che sia possibile dare un contributo al centrodestra, soprattutto di idee, e che si debba farlo partendo da quello che già c'è e che non è poco». Beh, Matteo Renzi, alle Europee ha spianato tutti… «È una analisi superficiale. Il centrodestra sta meglio di come lo raccontano: alle Politiche era al 29%, oggi al 31%. Nel mentre sono successe alcune cose tipo che il suo leader è stato condannato, cacciato dal Senato, assegnato ai Servizi sociali...». C'era - o avrebbe dovuto esserci - il resto del centrodestra, no? «Fdi ha raddoppiato i voti, la Lega ha avuto un buon risultato, Ncd è di centrodestra, no? Sei milioni di moderati non hanno votato: vanno recuperati». Come sarà il suo Secolo d’Italia? «L’obbiettivo è diventare punto di riferimento per tutta la destra e per coloro che si sentono di destra, in qualunque partito militino e chiunque abbiano votato tra Fi, Fdi e Ncd. La redazione è solida, di 16 giornalisti, consapevole che la missione è importante: favorire la ricostruzione del centrodestra a partire dalle idee». Ai tempi dello “strappo”, ebbe duri scontri con i Colonnelli, per esempio La Russa: l’hanno perdonata? «Quando la Fondazione An ha proposto la mia nomina c’erano tutti: Ignazio, Altero Matteoli, Maurizio Gasparri, Gianni Alemanno e Giorgia Meloni. Il voto è stato all’unanimità. In politica le cose cambiano e i rapporti personali sono sempre stati buoni. Bisogna mettere da da parte il passato e lavorare per il futuro: un giornale può essere strumento utile». Pensa che il Cavaliere, dopo tutto quello che vi siete detti, leggerà mai il suo Secolo d’Italia? «Me lo auguro, visto che vogliamo dare un contributo al centrodestra e che lui, piaccia o no, è l’azionista di maggioranza del centrodestra». Berlusconi accusa Fli di avere partecipato ad un complotto internazionale ai danni del suo governo. È andata così? «Sicuro ci sono state spinte internazionali perchè il suo governo cadesse e qualcuno in Italia si è prestato al gioco. Ma ciò non significa nè che ci sia stato un complotto, nè che lui non avesse qualche responsabilità: la politica estera era troppo schiacciata su Putin e Gheddafi, la politica economica di Giulio Tremonti non convinceva e anche se le sue vicende personali lo avevano indebolito agli occhi dei partner stranieri. È una vicenda complessa, che a tempo debito andrà approfondita. Verrà quel tempo». intervista di Paolo Emilio Russo

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