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Posidonia compromessa nell'area cantiere del relitto della Costa Concordia

Lo rileva l'Arpat
domenica 26 gennaio 2014
Posidonia compromessa nell'area cantiere del relitto della Costa Concordia

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Roma, 20 gen. - (Adnkronos) - Sebbene dal punto di vista ambientale l'area circostante il relitto della Costa Concordia non desti preoccupazione, all'interno dell'area di cantiere le conseguenze della dispersione di sedimenti, detriti e cemento derivanti sia dalle operazioni di perforazione e realizzazione del falso fondale sia dall'ombra generata dalle imbarcazioni e dal relitto, stanno provocando la perdita diretta delle comunità bentoniche presenti, in particolare Posidonia oceanica, Pinna nobilis e Coralligeno, tra quelle più pregiate. Lo rileva l'Arpat, l'Agenzia per la protezione ambientale della Regione Toscana che sin dai primi giorni dal naufragio ha realizzato un costante monitoraggio delle acque insieme con altri soggetti, tra cui l'Ispra. In particolare, rileva l'Arpat, all'interno dell'area di cantiere sono 0,638 gli ettari di Posidonia perduti e 0,092 gli ettari di Posidonia che è passata da una condizione buona ad una più degradata. Inoltre, si stima la perdita di 0,319 ettari di popolamento dei fondi duri infralitorali fotofili, 0,234 ettari di popolamento dei fondi duri infralitorali sciafili e 0,428 ettari di coralligeno. L'impatto sull'ambiente marino determinato dal naufragio della nave Costa Concordia e dalle operazioni necessarie alla sua rimozione, però, sarebbe confinato "all'area di cantiere", cioè la zona in cui si è operato per la rotazione del relitto e si sta operando in vista della sua rimozione. Infatti, sottolinea l'Arpat, le analisi delle acque prelevate nelle immediate vicinanze del relitto (10-20 metri) e presso il punto di presa del dissalatore utilizzato per la produzione di acqua potabile, non hanno evidenziato situazioni di evidente criticità e i relativi test di tossicità hanno sempre dato esito negativo. Le concentrazioni di metalli sono risultate sempre entro i limiti previsti dalla normativa, con l'unica eccezione del mercurio "che nelle nostre acque è presente anche per cause naturali", sottolinea Arpat. Le analisi di parametri fisico-chimici e biologici effettuate anche a maggiore distanza (1-3 km e oltre) mostrano alcuni superamenti per il mercurio che però non sembrano riconducibili al naufragio. L'indice trofico Trix è caratterizzato da valori bassi indicando una situazione di acque scarsamente produttive con un livello di trofia basso in tutta la parte a sud della Toscana e l'indice Carlit relativo alle macroalghe non presenta alterazioni degne di rilievo. In merito alle acque interne al relitto, di cui è stata stimata, per quanto possibile, quantità e composizione, risultano contaminate essenzialmente da sostanze organiche, metalli, idrocarburi e ftalati, acque che, in occasione della rotazione (parbuckling), non hanno dato luogo a situazioni ambientali di particolare criticità. Bisognerà però verificare quanto potrà accadere durante le operazioni di recupero, in particolare nella fase di rigalleggiamento, durante la quale le acque interne saranno in buona parte riversate all'esterno, con un impatto che Costa Crociere dovrà valutare e portare all'attenzione dell'Osservatorio ambientale, di Arpat e Ispra.