(Adnkronos) - Il sovrintendente del Piemarini ha voluto anche ricordare che "per Abbado la musica era un territorio senza confini, dal Settecento all'oggi: nessuna frattura fra Romanticismo e Novecento, nessuna predilezione, ma sempre e solo un grande lavoro di approfondimento per trovare il cuore di ogni espressione in ogni tempo. Ed è per questo che Abbado è stato grande in Verdi come in Berg, in Rossini come in Stravinsky, in Schubert come in Musorgskij, in Beethoven come in Bartok". "Un programma come quello di questa sera - ha fatto notare - gli sarebbe piaciuto. Ed è ancora un segno del destino che in questi giorni, domani stesso, salga su questo podio Daniel Harding, in cui Claudio fu il primo a credere. Pochi hanno avuto come lui fiducia nei giovani: con loro ha perfino creato orchestre antiaccademiche con le quali ha voluto rileggere i classici con occhi nuovi e nuovo scatto". "I musicisti e i registi con cui lavorare li sceglieva con amore del rischio, senza vedere in nessuno di loro - tutti grandi, grandissimi - un'ombra per sé. Con lealtà ne ha condiviso le scelte e gli onori. La sua idea della musica e del teatro non vedeva separazioni con il mondo che viviamo. Per questo abbiamo cercato di fare teatro, in questi anni, un po' seguendone le tracce".




