Roma, 20 gen. - (Adnkronos) - "Dopo aver dichiarato il falso in un articolo di sabato 18 affermando che ero stato condannato per un abuso di ufficio del '97 quando invece sono stato assolto con formula piena (il fatto non sussiste), oggi il Messaggero usa in modo strumentale e distorsivo risultati di intercettazioni, sapientemente conditi con commenti e apprezzamenti, per raffigurarmi come un avido malfattore. Nella prima parte del pezzo tenta di dimostrare che ricorrere ai Tribunali della Repubblica per difendere un obiettivo strategico di un'azienda pubblica (il termocombustore e la chiusura del ciclo dei rifiuti) si configura come un reato". Così Giovanni Hermanin. "Nella seconda - prosegue - riportando spezzoni di intercettazioni, ne propone una interpretazione totalmente arbitraria, che mi rappresenta come persona in cerca di un posto e assetato di danaro. A parte il fatto che fortunatamente, ora ed allora, come si può facilmente desumere dal mio 740, non ho e non avevo alcun bisogno né di posti né di stipendi di alcun tipo, per spiegare chi sono voglio qui rendere noto un fatto di cui al tempo furono informati solo il Sindaco Veltroni e l'assessore al bilancio Causi: una riduzione della remunerazione dei vertici dell'Ama di circa 100.000 euro decisa nella prima seduta del Consiglio di amministrazione dell'Ama da me presieduta". "In quella seduta si decise, infatti, su proposta mia e dell'Ad, che dei cda delle controllate non dovessimo far parte né io né lui, e che essi sarebbero stati composti solo da dirigenti dell'azienda a costo zero per la stessa. Non so francamente se nella recente storia italiana siano riscontrabili fatti analoghi. Per me furono decisioni assolutamente scontate. Ho dato mandato ai miei legali di perseguire, in sede legale e civile, gli eventuali reati ravvisabili negli articoli pubblicati su di me", conclude.




