Milano, 2 apr. (Adnkronos) - Non solo calcoli per 'strappare' profitti in un'ottica a medio-lungo termine, ma anche strategie di tipo "distributivo" che potrebbero portare i grandi fondi ad ottenere "accordi commerciali" con le banche e le società in cui investono. Potrebbe essere anche questo uno dei motivi per cui in Italia, dall'inizio del 2014, stanno accorrendo sempre più capitali di investitori esteri. Il parere è di Fabrizio Crespi, docente di economia degli intermediari finanziari all'università Cattolica di Milano e all'università di Cagliari, che non esclude che dietro a tutto questo interesse possa esserci anche "il desiderio di piazzare i loro prodotti finanziari". Prendendo, ad esempio, BlackRock, campione di acquisti di quote tra Mps, Unicredit e Telecom, si parla di giganti dell'asset management: "C'è - dice l'economista all'Adnkronos - una grossa quantità di denaro in circolo che deve essere veicolata e può darsi che i fondi puntino al passaggio delle masse dall'amministrato al gestito". Ma non ci sono solo BlackRock e i fondi americani. La Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha venduto una quota del 6,5% ai messicani di Fintech e a Bgt Pactual Europe e quest'ultimo fa capo a un gruppo noto come la Goldman Sachs latino-americana. "C'è anche sicuramente - sottolinea Crespi - una diversificazione del portafoglio a livello internazionale" da parte di questi 'big' del risparmio gestito, senza contare che "le pulizie di bilancio fatte dalle banche italiane permetteranno di accrescere il loro valore", anche in Borsa. Poi, "tra tapering e non tapering, la valanga di denaro in giro per il mondo da qualche parte deve andare". La direzione sembra appunto chiara: dai Brics all'Europa. "Il Vecchio continente è una realtà appetibile, ma così anche l'Italia e le sue banche". (segue)




