(Adnkronos/Cinematografo.it) - E lo spettatore? "Lo spettatore deve smettere di chiedersi che cosa sta vedendo, perché racchiudere ogni volta una visione in un'etichetta è troppo rassicurante", spiega il regista, che aggiunge: "La riflessione che facciamo sul cinema è un pretesto per fare una riflessione più ampia: noi diventiamo amici di questi ragazzi e quando ci raccontano le loro esperienze di vita non possiamo più rapportarci a loro solamente dal punto di vista lavorativo". Pensiero condiviso dallo stesso Mastandrea: "A me non bastano più i film con un messaggio, e parlo anche da spettatore. Di fronte a certe cose c'è l'urgenza che le cose cambino e che cambino anche in fretta". Come attore, invece, "si può tornare a fare film 'normali', magari con un'altra consapevolezza: la domanda che ci poniamo è 'A cosa serve fare i film?', e metterla dentro ad un film è già un buon punto di partenza", dice ancora Mastandrea. L'attore ha da poco terminato di girare il nuovo film di Michael Winterbottom, 'The Face of an Angel', liberamente tratto dal libro della giornalista americana Barbie Latza Nadeau, 'Angel Face: Sex, Murder and the Inside Story of Amanda Knox'. "Del film posso dire poco, ma è stata un'esperienza molto importante per vari aspetti, non ultimo quello di aver interpretato il primo ruolo vero in lingua inglese. Poi la possibilità di lavorare con un regista come Michael, che ha un modo di girare davvero particolare, e con attori bravissimi come Daniel Bruhl", racconta Mastrandrea, che infine rivela: "Tra un mese iniziano le riprese del nuovo film di Gianni Zanasi ('Non pensarci', ndr), che dopo sette anni dirige finalmente un altro lungometraggio. Titolo 'La felicità è un sistema complesso', ma la trama è impossibile da raccontare".




