Milano, 14 gen. (Adnkronos) - "Non risulta da alcun elemento in atti che Mora abbia indotto o favorito la prostituzione informando i propri artisti di pagamenti di corrispettivi in denaro o altra utilità per le serate presso la residenza di Silvio Berlusconi". E' uno dei passaggi del ricorso presentato da Gianluca Maris e Nicola Avanzi, legali di Lele Mora condannato a 7 anni dai giudici di primo grado di Milano nel processo 'Ruby 2'. "Ciò che all'evidenza si proponeva Mora era quello di promuovere i suoi artisti, non certo quello di indurne o favorirne la prostituzione", scrivono gli avvocati che chiedono "preliminarmente di annullare la sentenza e le ordinanze impugnate, dichiarare la propria incompetenza ed ordinare la trasmissione degli atti al giudice di primo grado competente, individuato nel Tribunale di Monza" e nel merito di "assolvere Dario Mora dai reati a lui ascritti perché il fatto non sussiste o non costituisce reato". Contro la sentenza emessa il 19 luglio scorso dal collegio presieduto da Annamaria Gatto, i legali sollevano oltre la questione della competenza territoriale, anche quella dell'eccezione di illegittimità costituzionale contro le accuse di induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile di Karima El Mahroug. "In realtà Karima mai ha detto a Mora di essere minorenne e Mora lo ha appreso solo successivamente", aggiungono i legali. (segue)




