Napoli, 15 gen. - (Adnkronos) - Sette giorni "per rispondere alle questioni poste dal ministro e dal direttore generale dei Beni culturali" rivolte all'Amministrazione comunale di Napoli sul futuro del Teatro San Carlo. E' il contenuto di una lettera inviata ieri dal direttore generale del Mibact al sindaco di Napoli Luigi de Magistris, presidente della Fondazione San Carlo, che segue quella di due giorni fa del ministro dei Beni culturali Massimo Bray. Entro una settimana, quindi, saranno mandate le controdeduzioni relative alla questione della Fondazione, priva di un cda dopo le dimissioni di cinque dei sei membri. Le posizioni dell'Amministrazione comunale sono state esposte dall'assessore all'Urbanistica Carmine Piscopo, ascoltato in Commissione Cultura del Consiglio comunale assieme agli assessori al Patrimonio, Sandro Fucito, e alla Cultura Nino Daniele. Il San Carlo, ha detto Piscopo, "è per noi un'eccellenza internazionale e non può essere trattata nel modo in cui la legge 'Valore cultura' ha inteso trattare alcuni enti lirici. Una cosa è razionalizzare, un'altra è distruggere". L'unico obbligo previsto dalla legge, ha spiegato l'assessore, "è che entro il 2016 gli enti lirici siano risanati. Si può ottemperare senza commissariamento, ma predisponendo un piano industriale". Al riguardo è stata inviata una nota alla sopritendente del Teatro San Carlo "perché fornisca i documenti contabili e per la predisposizione del piano industriale". Fucito ha ricordato "l'atto deliberativo della Giunta alla base del programma di rilancio" che prevede la possibilità del conferimento al San Carlo di beni comunali per la ripatrimonializzazione. Tra questi, "nove torri fronte mare a Torre del Greco, un antico collegio dell'infanzia ad Arco Felice e il complesso di Santa Maria la Fede a Napoli". "Si fosse trattato della Scala - ha dichiarato Nino Daniele - la rappresentazione del problema sarebbe stata diversa. Il San Carlo opera in un territorio economicamente non paragonabile alla capacità economica in cui opera la Scala. Il nostro non è un atteggiamento provinciale o localistico, non siamo i soli piagnoni fuori le stanze del Governo col cappello in mano. Credo che il dovere del ministro sia avere un atteggiamento e un impegno particolare sulla vicenda del San Carlo di Napoli, con la consapevolezza che si tratta di una delle questioni più importanti che gli toccano in qualità di ministro dei Beni culturali".




