Roma, 19 gen. (Adnkronos) - "Ho sentito qualcosa". La voce irrompe inattesa sul canale settantuno della banda marina e porta all'improvviso nell'aria della notte un'emozione che distribuisce adrenalina nelle vene. Inizia così il salvataggio degli sposini coreani dopo ventiquattro ore dal naufragio, con il grido del caposquadra dei Vigili del Fuoco che li ha individuati nel ventre della nave. "Sto bene", urla invece al telefono l'ultimo dei sopravvissuti, appena tirato fuori dai soccorritori. A raccontarlo in 'Mai più Concordia' (ed. Stampa Alternativa, 112 pagine, da pochi giorni in libreria) è Luca Cari, subito intervenuto al Giglio come responsabile della comunicazione d'emergenza del Dipartimento dei Vigili del Fuoco. Il racconto del naufragio avviene attraverso sensazioni vissute sulla pelle: gioie, dolori, lacerazioni di chi ha incontrato sul proprio cammino la città galleggiante che s'è arenata sugli scogli del Lazzeretto, quelle dei Vigili del Fuoco che hanno salvato vite e che hanno recuperato corpi, quelle dei parenti dei dispersi. Nella sua storia, Cari fa infatti emergere qualcosa che mancava per chiudere il cerchio delle conoscenze, "le impressioni di chi ha vissuto le conseguenze del naufragio". Nel libro 'Mai più Concordia' ci sono emozioni riportate senza filtro, mantenute autentiche nei racconti che l'autore ha scritto in diretta e mai divulgato. "A metterle allo scoperto dopo due anni -scrive Luca Cari- mi spinge il desiderio di far conoscere i sentimenti rimasti impigliati dietro le cronache, soprattutto quelli dei miei colleghi, protagonisti e vittime insieme di un intervento di soccorso infame". Lo fa raccontando le storie, le paure, le gioie di Andrea, Maurizio, Roberto, Ennio, Fabio, Francesco, Modesto, Luca, protagonisti scelti per rappresentare tutti i Vigili del Fuoco che sono intervenuti per il naufragio, gli stessi che operano in Italia ogni giorno, "sempre spalle alle telecamere", come sottolinea Cari nella dedica che fa a loro. (segue)




