(Adnkronos) - Perché "i piani rovesciati, alla fine, non sono solo quelli materiali della nave, rimessi in piedi dopo venti mesi dall'affondamento. Sono anche quelli d'ognuno che è stato tirato dentro il dramma del Giglio: i piani di vita delle trentadue vittime, dei loro parenti, degli abitanti dell'isola, dei soccorritori, per i quali non ci sarà alcuna operazione di recupero". Tutti rovesciati in un attimo. Alle 21,42 del 13 gennaio 2012, un venerdì 13 qualunque. Nella selezione delle esperienze vissute al Giglio, Cari inserisce quella del rapporto con il mondo dell'informazione, che a volte ha "trasformato il dramma del naufragio in un reality ad alto consumo", i consigli ai soccorritori da parte degli italiani su come rimuovere o raddrizzare la nave, una psicosi che spinge in tanti a dire la propria con valanghe di mail e fax. Così si scopre che per qualcuno basterebbe mettere "palloni da basket" nello scafo per evitare l'affondamento, mentre per altri ci vorrebbe un "intervento di angioplastica" per chiudere la falla. "Quello del naufragio della Concordia -rimarca Luca Cari- è stato per i Vigili del Fuoco un soccorso senza precedenti, per il quale non esistevano procedure d'intervento stabilite. Un intervento che ha avuto un costo notevole anche sotto l'aspetto psicologico".




