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Teatro: Pippo Delbono all'Argentina in scena con 'Orchidee' (2)

domenica 5 gennaio 2014
Teatro: Pippo Delbono all'Argentina in scena con 'Orchidee' (2)

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(Adnkronos) - Panoramica di ordinaria disperazione esistenziale su cui trascorrono le vite e le emozioni degli spettatori proiettate e incarnate tra le immagini di cronaca e i corpi vitali e sofferenti, felici e tristi, degli attori sul palco, a cui si mescolano confessioni private e sequenze filmate dallo stesso Delbono che ritraggono la madre morente. Un magma vorticoso e fagocitante in cui la musica gioca un ruolo di primo piano facendosi elemento drammaturgico con un tappeto sonoro che pur derivando importanti tasselli in musiche firmate da autori come Miles Davis, Philip Glass, Joan Baez, Nino Rota, Wim Mertens e Pietro Mascagni, trova il suo protagonista in un autore come Enzo Avitabile. "L'orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio perché non riconosci quello che è vero da quello che è finto. Come questo nostro tempo", ha spiegato Delbono. "In 'Orchidee' c'è, come in tutti i miei spettacoli, il tentativo di fermare un tempo che stiamo attraversando e vivendo oggi tutti noi - ha raccontato Delbono- Italiani, europei, occidentali, cittadini del mondo. Un tempo confuso dove mi sento, ci sentiamo, in tanti, credo, sperduti, con la sensazione di aver perduto qualcosa. Per sempre. Forse la fede politica, rivoluzionaria, umana, spirituale. 'Orchidee' nasce anche da un grande vuoto che mi ha lasciato mia madre quando è partita per sempre. Mia madre che dopo i conflitti, le separazioni, avevo rincontrato per ridiventare amici". "Io, un po' più grande un po' più saggio, lei vecchia ritornata un po' più bambina. E così il vuoto. Il sentirsi non più figlio di nessuno. Il vuoto dell'amore. Ma 'Orchidee' nasce anche da tanti vuoti da tanti abbandoni - ha spiegato ancora Delbono - Il vuoto che viviamo nella cultura, nell'essere artisti perduti. Il teatro che spesso sento un luogo diventato troppo polveroso, finto, morto. La menzogna accettata, della rappresentazione teatrale. Ma 'Orchidee' parla anche del bisogno vitale di riempire quel vuoto. Parla del bisogno di ricercare ancora, altre madri, altri padri, altra vita, altre storie. E poi stranamente le parole importanti del teatro che volevo abbandonare mi sono ritornate addosso e hanno ritrovato un loro senso nuovo, incastrate con la mia vita".(segue)