Roma, 7 gen. (Adnkronos) - I 38.746 versi de L"Orlando Furioso' riscritti in un atto unico per il teatro. È l'impresa dell'attore e regista Marco Baliani che, insieme a Stefano Accorsi, sarà dal 16 al 26 gennaio all'Ambra Jovinelli di Roma con 'Giocando con Orlando', di cui ha curato anche la regia. Lo spettacolo è il secondo confronto di Baliani, dopo 'Furioso Orlando', con l'opera di Ariosto. "Lo scorso luglio ero ad Asti - racconta Baliani, a proposito della genesi di 'Giocando con Orlando - per la regia della stagione estiva del 'Furioso Orlando', ma quel giorno l'attrice Nina Savary non è riuscita a prendere l'aereo, le scenografie non sono partite da Napoli e c'erano più di 800 prenotazioni… Il produttore e gli organizzatori erano disperati, con Stefano Accorsi ci siamo messi a tavolino: siamo andati in scena così, senza costumi e luci, improvvisando. Lì è nata l'idea di creare una nuova messinscena, con soltanto noi due attori". Cuore dello spettacolo sono le due storie d'amore raccontate da Ariosto: da una parte Orlando e Angelica; dall'altra la guerriera cristiana Bradamante, innamorata del cavaliere saraceno Ruggiero. Intorno a loro un mondo pullulante di cavalieri, dame e mostri. Stefano Accorsi sarà il paladino Orlando, ma anche il cantore che aggancia i vari episodi nel flusso della storia; Marco Baliani interpreterà, invece, un fool, un regista in scena, pronto a essere spalla e comprimario, a tendere trappole e inventare strofe. "Quest'anno -spiega Accorsi- siamo io e Marco Baliani in scena, l'approccio è molto giullaresco e fisico, con un rapporto forse più maschile verso la materia narrativa. Il taglio è giocoso, quasi comico: il nostro è un modo di giocare con il testo e anche con le convenzioni del teatro, rendendo così il pubblico più partecipe dei nostri meccanismi scenici". Prodotto da Nuovo Teatro, in collaborazione con il Teatro La Pergola di Firenze, 'Giocando con Orlando' propone le scene di Mimmo Paladino, i costumi di Alessandro Lai e il disegno luci di Luca Barbati. Un progetto al quale Marco Baliani intende continuare a lavorare perché "nell'Ariosto ci sono almeno sei o sette filoni narrativi diversi", guardando però anche verso altri classici della letteratura italiana: "Il prossimo autore che vorrei tradurre sulla scena -aggiunge- è Boccaccio. Nel Decamerone di Boccaccio si parte da un punto ben preciso: si raccontano storie per non morire, finché esiste il racconto la peste non ci tocca. Il tema da cui vorrei partire è che la peste non è soltanto un'epidemia biologica, ma è una peste morale quella che attualmente ci circonda".




