Roma, 8 gen. (Adnkronos) - Uno spettacolo di danza targato Italia da esportare nel mondo. Questo ha in mente il noto coreografo Franco Miseria che vuole rompere la tendenza ormai in voga di importare spettacoli dall'estero, a fronte di un'arte, la danza, in cui l'Italia, eccelle da sempre. Per questo Miseria, al lavoro in questi giorni per l'imminente debutto del musical 'Cinecittà' di Christian De Sica, darà il via il 18 gennaio prossimo a Milano ad una audizione internazionale per la formazione di una nuova compagnia di danza professionale, con il supporto e l'organizzazione di Luciana Negroni, della quale sarà direttore artistico e coreografo. La 'sfilata' di danzatori italiani e stranieri di età compresa fra 20 e 25 anni inizierà alle 10,30. Scopo finale portare in scena, a fine 2014, "un grande spettacolo originale, rivolto al pubblico di tutto il mondo, in particolare Europa e Nord America, per riportare la grande danza italiana sulle scene più competitive". "Per me - racconta il coreografo - è come un ritorno alle origini. Negli anni Ottanta, a New York, ho visto sfilare davanti ai miei occhi i più grandi ballerini del mondo, i movimenti della danza di cui oggi leggiamo sui libri, con il sogno di farne un giorno un unico grande racconto. Poi la televisione mi ha rapito, dandomi l'opportunità di portare la danza più alta in prima serata. Oggi, dopo molti anni di riflessione, studio e perfezionamento, sono giunto alla formulazione di una danza che ha due anime. La prima è il rispetto dei ballerini, che io considero oggi dei collaboratori e non (come molti, in passato e tuttora) delle semplici marionette da usare, esseri straordinari, creativi e unici, con cui costruire un'opera vivente (parte integrante della loro formazione dovrà essere quindi lo studio dell'anatomia del corpo: il ballerino dovrà essere consapevole e focalizzato); la seconda anima è la danza come arte immediata, non più filtrata dallo schermo della tv o dall'apparato del cinema: il contatto diretto fra il ballerino e il pubblico, in quella suggestione profonda e quasi mistica che alcuni critici di allora, volendo usare una parola deprezzativa, etichettarono come 'effimero'". "Oggi per me - spiega Miseria - quella definizione è un vanto, un oggetto d'ispirazione: l'arte della danza come simbolo inconsumabile, come rito e primo amore, che riporta la questione morale nell'attività espressiva dell'uomo, che dà libera espressione alle forze più potenti dell'inconscio. Mi aspetto di misurarmi con la danza internazionale seria, colta. Per me una sfida, una grande prova d'autore. Come diceva Vittoria Ottolenghi, maestra sulla scena e nella vita, 'Perché la danza è così importante? Perché è così bella? Perché è effimera, perché quando è finita, è finita per sempre e non si ripone su uno scaffale. Perché è l'unica attività umana, oltre all'amore in alcuni casi non sempre così comuni, in cui l'uomo è lì tutto: fisico, mentale, sentimentale. L'Amore e la Danza…'".




