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Cultura: Bray, Italia e' Paese finito se non investe su settore

domenica 12 gennaio 2014
Cultura: Bray, Italia e' Paese finito se non investe su settore

2' di lettura

Roma, 9 gen. (Adnkronos) - "L'Italia è un Paese finito se non investe sulla cultura, mettendola tra le priorità e considerandola un volano per lo sviluppo". Lo ha detto il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Massimo Bray, intervenendo al convegno 'La Città del Libro', che si è svolto oggi a Roma al teatro dei Dioscuri. L'appuntamento romano, promosso dal Centro per il Libro e la Lettura, in collaborazione con la fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, è stata l'occasione per fare il punto sul futuro dei tanti festival letterari che si svolgono in Italia e sulle possibilità di collaborazione tra le realtà che animano il panorama nazionale. "Una cosa positiva -ha detto il titolare del ministero di via del Collegio Romano- è la vitalità di tanti Festival che hanno un forte riscontro di pubblico". Per Bray, comunque, "negli ultimi anni lo Stato ha tirato fuori molte risorse perdendo la sua funzione di indirizzo culturale. Dobbiamo riflettere sul modo in cui fare sistema. Per far crescere l'Italia, che non ha più un'industria pesante, bisogna valorizzare le tante forme in cui si declina la cultura, passando, anche nel campo del turismo, da scelte quantitative a scelte qualitative". Per quanto riguarda, nel dettaglio, il settore del libro, Bray ha rimarcato che "la filiera del libro, nella quale eravamo maestri, è scomparsa a causa anche dell'indifferenza della politica. In questi anni, infatti, si è diffusa una consolidata indifferenza nei confronti di questo mondo. Un ceto dirigente ha smesso di credere che con la cultura si possa creare un futuro migliore", ha concluso il ministro.