Palermo, 10 giu.- (Adnkronos) - "Non sono a conoscenza di intese o accordi che possano esserci stati, per scelte di altri appartenenti alle Istituzioni, perche' se ne fossi stato informato, a suo tempo ne avrei fatto denuncia, cosi' come mi competeva. Non posso quindi sostenere con dati probanti, che in questi casi sono gli unici che valgono, se una o piu' trattative vi siano state oppure no. L'unico, chiaro indirizzo di natura politico-amministrativa che possa apparire come una concessione verso Cosa nostra, di cui ho conoscenza e' stato quello, operato dal Ministero della Giustizia nel corso dell'autunno del 1993, e proseguito poi nei mesi seguenti, della riduzione del numero dei detenuti sottoposti al 41 bis". Con queste parole il generale Mario Mori ha proseguito le dichiarazioni spontanee del processo che lo vede imputati, con il colonnello Mauro Obinu, per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Accanto a Mori ci sono i suoi legali, Enzo Musco e Basilio Milio, che oggi inizieranno le loro arringhe difensive. "Sono dell'avviso che l'operazione, cosi' come mi e' stato dato conoscere, rientri ampiamente tra le decisioni che la classe dirigente responsabile di un paese possa assumere e di cui debba eventualmente rispondere, ma in sede politica", dice ancora l'ufficiale dei Carabineri. "Parte del processo, al di la' delle imputazioni ascrittemi, si basa sul quesito se, ed eventualmente in che termini, vi siano stati contatti e/o trattative tra Stato ed esponenti mafiosi - spiega Mori - Trattative che, ove si fossero concretizzate o fossero state tentate, avrebbero avuto lo scopo di porre fine alla stagione stragista iniziata da Cosa nostra, nel marzo del 1992, con l'omicidio dell'onorevole Salvo Lima. Ho dimostrato che non c'e' stata alcuna iniziativa, nelle mie attivita', che mirasse a realizzare aspetti finalizzati a quello scopo, e questo vale a maggior ragione per cio' che concerne il colonnello Mauro Obinu e gli altri appartenenti al ROS, che all'epoca, comunque, operavano, nel quadro della normativa vigente, sotto la mia responsabilita' di comandante".



