Roma, 13 nov. (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Il regista è il custode del senso ultimo del film. Come ogni autentica opera d'arte ci ha regalato l'eternità: è un film per tutti i tempi, per tutti i secoli. Un film che ragiona su come sia senza senso tentare di ricostruire una civiltà ma allo stesso tempo che sia impossibile smettere di provarci". A parlare è Leonid Yarmolnik, protagonista di 'E' difficile essere un Dio', opera postuma del grande regista russo Aleksej Yuryevich German, che oggi sarà presentata in anteprima mondiale (Fuori Concorso) al Festival di Roma. Dove sarà anche consegnato il Premio alla carriera 2013 ai familiari del cineasta, scomparso nel febbraio di quest'anno. A ritirare il riconoscimento saranno Svetlana Karmalita, vedova del regista, complice di tutti i suoi progetti più personali e sceneggiatrice dei due ultimi film del maestro, insieme al figlio Aleksej A. German, capofila del rinnovamento del cinema russo contemporaneo (Leone d'argento a Venezia 2008 per 'Soldati di carta'). "Aleksej Yuryevich German è un regista che ci ha costretto ogni volta a riconsiderare il modo in cui guardare un film: in sei opere ha esplorato ogni volta un territorio nuovo, sempre in bilico tra realtà e sogno", dice il direttore del Festival Marco Müller, che aggiunge: "Questa opera postuma era il film che tutti aspettavamo". Tratto dal romanzo omonimo dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij, pubblicato nel 1964, 'E' difficile essere un Dio' (che ha avuto un processo di lavorazione lungo 15 anni) racconta la storia di alcuni scienziati inviati sul pianeta Arkanar per aiutare la popolazione locale che sta vivendo una fase storica equivalente al nostro medioevo, in cui sono stati messi al bando non solo gli intellettuali, ma anche chi sa semplicemente leggere e scrivere. Ai protagonisti, che operano in incognito, è stato vietato di influenzare le vicende politiche e storiche del pianeta restando neutrali. Tuttavia, il protagonista, Don Rumata (Leonid Yarmolnik), cerca di salvare dalla gogna gli intellettuali locali e non può evitare di schierarsi: "Che cosa faresti al posto di Dio?". (segue)




