Roma, 21 feb. - (Adnkronos) - Un nuovo studio condotto per l’Alleanza per l’energia solare a prezzi accessibili (AFASE), ha rivelato che l'applicazione di dazi europei sull’importazione dei pannelli solari e fotovoltaici dalla Cina potrebbe provocare la perdita di 242 mila posti di lavoro in Europa. Lo studio, realizzato dall’istituto di ricerca indipendente tedesco Prognos, ha aggiunto che la perdita, in termini di giro d’affari, potrebbe arrivare fino a 8mld di euro. L’Asia è il più grande produttore al mondo di pannelli solari e solo la Cina copre il 65% della produzione totale; il principale mercato è l’Europa che assorbe circa l’80% di tutta la produzione cinese. In Europa nel 2011 sono stati acquistati pannelli fotovoltaici e solari cinesi per più di 20 mld di euro. AFASE ha presentato nei giorni scorsi i risultati della ricerca alla Commissione europea dove si stanno studiando misure tese a proteggere la produzione del vecchio Continente dalla politica del sotto-costo attuata dalla Cina. L’inchiesta ha diviso l’industria fotovoltaica europea, da una parte le aziende che approvano l’istaurazione di un protezionismo che salvaguardi la produzione locale e dall’altra le aziende fornitrici di servizi di installazione che invece temono che una riduzione delle importazioni dei prodotti cinesi metta in ginocchio la categoria. Lo studio sostiene infatti che tra quest’anno ed il 2015, l’80% dell’industria e dei servizi per il fotovoltaico andrà in crisi se verranno applicati i dazi all’importazione cinese; gravi le ripercussioni sul lavoro, oltre 190 mila posti verranno persi quest’anno, quasi 220 mila l’anno prossimo e 242 mila nel 2015. La Commissione europea aveva iniziato un’indagine sull’importazione dei pannelli cinesi nel settembre dello scorso anno, dopo una denuncia presentata dalla Eu-Prosun, un’associazione di produttori di pannelli solari europei, e dovrà esprimersi entro il 5 dicembre prossimo. Lo scorso anno gli Stati Uniti avevano avviato un’indagine per appurare se il governo cinese sovvenzionasse i produttori locali di pannelli per consentire un abbattimento dei prezzi all'export. Il risultato è stato che il governo americano ha imposto dei dazi all’importazione che vanno dal 30 al 250%, allineando di fatto i prezzi dei pannelli cinesi a quelli prodotti negli Usa. L’applicazione dei dazi ha giovato al mercato americano che non ha visto una riduzione dell’occupazione e per questo, la lobby industriale europea del fotovoltaico contesta l’allarme diffuso dallo studio dell'AFASE e auspica che la Commissione decida di proteggere attraverso la leva fiscale la produzione europea.


