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Porto Cesareo, l'area marina protetta minacciata dagli abusi

Colpa, in primo luogo, di un fenomeno culturale da combattere
domenica 28 luglio 2013
Porto Cesareo, l'area marina protetta minacciata dagli abusi

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Lecce, 23 lug. - (Adnkronos) - Macchia mediterranea profumata di origano selvatico e mirto, mare cristallino, verdi zone umide ricche di biodiversità. Ma anche automobili e camper parcheggiati sulle dune millenarie, magari sotto un ginepro secolare i cui rami vengono segati per creare aree d'ombre per le auto, angoli usati come discariche, pescatori di frodo, moto d'acqua che ignorano il limite massimo di 10 nodi, chioschi, cisterne e anche una vasca idromassaggio che compaiono sulle dune, quelle della Riserva naturale Orientata Regionale Palude del Conte e Duna Costiera e Area Marina Nazionale Protetta di Porto Cesareo, dove tutto questo sarebbe vietato. (FOTO) Succede lungo questo tratto della costa salentina, una delle tre aree marine protette pugliesi con le isole Tremiti e Torre Guaceto. Colpa, in primo luogo, di un fenomeno culturale da combattere con "un controllo del territorio massiccio e repressivo, per questo chiediamo al ministero dell'Ambiente alla Regione Puglia di alzare la cresta", dichiara all'Adnkronos Mino Buccolieri, presidente del coordinamento delle associazioni ambientaliste Pro Porto Cesareo che raccoglie le sezioni pugliesi di Legambiente e Italia Nostra e Arneo Mare. Poche le risorse, umane e finaziarie, in dotazione alle forze di polizia preposte al controllo del territorio, per tenere sotto controllo l'intera area. E così, oggi a controllare ci pensa la Guardia Parco Marino "che però non ha potere sanzionatorio, ma si limita ad ammonizioni e segnalazioni agli organi competenti", aggiunge Buccolieri. Una situazione paradossale, per quest'area di pregio naturalistico riconosciuta come uno dei migliori esempi di duna costiera nell'ambito mediterraneo, vista la presenza di ben due leggi di tutela, una nazionale e una regionale, che disciplinano le modalità di fruizione di questi luoghi in cui "si avverte ancora una tangibile difficoltà da parte delle istituzioni a far rispettare le prescrizioni previste dal legislatore e cioè: divieto assoluto di parcheggio in area dunale, retrodunale e sul litorale interessato dal perimetro inerente la riserva regionale orientata", sottolinea. Una difficoltà a sanzionare chi sistematicamente viola tale divieti, dovuta sia alla mancanza di personale, sia al fatto che "non esiste un ufficio del Corpo Forestale dello Stato nel raggio di 30 km. L'ufficio di riferimento è quello di Gallipoli che conta solo 5 unità". Con l'ulteriore paradosso della chiusura settimanale il sabato e la domenica, proprio durante il maggior afflusso turistico nell'area, degli uffici preposti al controllo. Il Corpo Forestale dello Stato ha ufficialmente avanzato richiesta per una sede permanente da individuare nell'area. Una buona idea sarebbe quella di destinare loro "una delle 224 case con ordine di abbattimento da parte della Procura, abbattimento che non si sa quando arriverà - suggerisce Buccolieri - così si garantirebbe la presenza del Cfs 365 giorni l'anno". Nel frattempo, in un'area che dovrebbe rappresentare un santuario della biodiversità, si assiste invece alla recrudescenza di fenomeni legati alla pesca di frodo e di reati ambientali di vario genere. Si va dalla piantumazione abusiva di essenze arboree non autoctone sui cordoni dunali in pieno parco "o la costruzione di una struttura balneare su superficie rocciosa, ricoperta con uno strato di circa 15 cm di sabbia conchiglifera da riporto, ovvero prelevata illegalmente non si sa dove, quando ormai da anni impera una disputa tra Assobalneari e Regione Puglia per la crescente riduzione di sabbia sugli arenili a causa dell'avanzamento dell'erosione costiera", aggiunge Buccolieri. Insomma, la sabbia scarseggia eppure c'è qualcuno che la trova ancora a tonnellate per abbellire il proprio chioschetto. "Recenti indagini giudiziarie - continua il presidente del coordinamento Pro Porto Cesareo - hanno portato al sequestro di numerose strutture presenti sul litorale cesarino, in totale difformità con le leggi e i regolamenti che disciplinano la materia". Irregolarità urbanistiche o procedurali a monte della comparsa di strutture realizzate sul cordone dunale, dai parcheggi ai chioschi ai depositi per ombrelloni "fino a una vasca idromasaggio che ha preso il posto di una duna millenaria fossile e di ginepri coccoloni secolari". In località Palude Fede "il titolare di uno stabilimento balnere ha posizionato cisterne di smisurata grandezza in cima alla duna millenaria per avere a disposizione acqua potabile sfruttando la pendenza della duna, quando il codice della navigazione prevede che ogni tipo di ostacolo o elemento, anche mobile, deve essere allocato a una distanza minima di 3 metri dal piede dunale". Quella avvertita dagli ambientalisti è "una smisurata sufficienza nella gestione dell'area parco perché prima di concedere qualsivoglia nulla osta per l'abilitazione di attività commerciali occorre preventivamente redigere e approvare il piano di gestione del parco che disciplina ai sensi di legge le attività ammesse all'interno del perimetro della riserva individuando al contempo anche le cosiddette zone A: interdette, quindi riserva integrale". Tra le maglie larghe passano invece tutta una serie di autorizzazioni che dovrebbero esclusivamente transitare all'interno di una pianificazione programmativa della riserva, "che al momento non c'è", sottolinea Buccolieri. A questo si aggiunge il fenomeno culturale, che riguarda cittadini e turisti che violano costantemente i divieti propri di un'area protetta. A inizio degli anni 2000, l'amministrazione comunale deliberò l'istituzione di una riserva comunale protetta e pensò di impedire l'accesso al mare con veicoli costruendo una recinzione, mai completata e di cui oggi rimane solo la traccia di uno zoccolo in cemento. "Era un pugno in un occhio, sì, ma funzionale. Oggi invece la Regione individua, come barriere al transito degli autoveicoli, strutture in legno e massi, che sistematicamente vengono rimossi per parcheggiare la macchina sul ciglo delle dune". Tra bottigliette di plastica, sacchetti di immodizia, lunghi tubi di gomma abbandonati a riva e veicoli parcheggiati, l'unica cosa che non deve destare la preoccupazione dei bagnanti è la marea di alga bruna che a luglio ha letteralmente ricoperto alcune della calette e piccole spiagge più amate dai turisti. "E' la posidonia ocenica spiaggiata, un fenomeno assolutamente naturale che anzi rappresenta un bioindicatore di mare pulito e acqua salubre. Spiaggiandosi, una volta morta, attutisce l'effetto dell'erosione marina sulla costa e consolida la duna costiera; da viva produce ossigeno e garantisce così la vita sott'acqua", conclude.