Milano, 17 lug. (Adnkronos) - Dal mattone alla finanza, fino agli arresti. L'impero Ligresti si sgretola a colpi di inchieste giudiziarie: nel mirino finiscono prima i trust riconducibili a Salvatore Ligresti, poi i conti di Fonsai, fino ai rapporti con Mediobanca e la fusione con Unipol. Se negli anni il patrimonio cresce insieme al peso specifico nei salotti che contano, l'ascesa della famiglia negli ultimi anni inizia a vacillare fino al 'salvataggio' con la compagnia assicurativa bolognese voluta da Piazzetta Cuccia. Il passaggio di mano dal patron ai tre figli Jonella, Paolo e Giulia e' sempre piu' difficoltoso e l'uscita di scena, da una porta secondaria, oggi sembra quasi scontato. Per i Ligresti c'e' un filo conduttore che corre dall'inizio alla fine della parabola: i rapporti con Mediobanca. Rapporti che risalgono all'amicizia dell'Ingegnere con Enrico Cuccia e che i successivi manager della banca d'affari hanno sempre tenuto nella debita considerazione. Accompagnando Ligresti dalla conquista della Sai fino alla complessa operazione con Unipol. Mediobanca, fino alle privatizzazioni degli anni '90, e' l'unica banca autorizzata a concedere finanziamenti a lungo termine. Per questo, il benestare di via Filodrammatici e' un passaggio obbligato per chi vuole fare il salto e diventare una grande impresa. Nel caso di Ligresti sono la rete dei rapporti personali e le partecipazioni di Sai a rappresentare le chiavi giuste per entrare nelle grazie di Cuccia. Tanto da indurlo a fare da tramite anche con Gianni Agnelli, portando l'immobiliarista a Villar Perosa a colazione. Del resto, il modo di operare dell'immobiliarista siciliano e' stato da subito adatto ad una crescita 'assistita' nel sistema: piu' si cresce e piu' si investe, sempre rilevando piccole quote societarie. Tanto da conquistarsi l'appellativo di 'Mister 5%', a testimoniare la capacita' di accumulare partecipazioni minori, ma sempre strategiche. (segue)




