Milano, 18 nov. - (Adnkronos) - Studenti giovanissimi usati come pusher e una rete di contatti capillare radicata sul territorio. Sono queste le caratteristiche dell'organizzazione smantellata dagli uomini della Guardia di finanza di Luino e che ha portato a cinque arresti e sette denunce. La banda era capeggiata ad albanesi, mentre marocchini e giovani italiani provvedevano allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana nelle piazze di Varese ma anche in quelle di Cunardo, Marchirolo, Luino, Ponte Tresa e della vicina Svizzera. Sempre identico il modus operandi: comunicazioni rapidissime a cui seguivano consegne altrettanto veloci, effettuate per lo più direttamente tra i banchi di scuola frequentati dagli stessi studenti-spacciatori. Per la vendita della droga venivano usati nomi come 'cappellini', 'scarpe', 'ricarica' e 'pagliuzze' a seconda della merce richiesta. I pusher per farsi pagare i debiti non esitavano ad aggredire i clienti o minacciare i familiari. Violenze quotidiane messe in atto dal clan di albanesi ben organizzato e definito gerarchicamente. Dopo 4 mesi di indagini i finanzieri hanno chiuso il cerchio eseguendo 12 perquisizioni. Per cinque persone sono scattate le manette, altri 7 sono stati denunciati con varie accuse che vanno dalla detenzione allo spaccio di sostanze stupefacenti. Uno dei cinque, inizialmente sfuggito all'arresto, è stato rintracciato e arrestato, con la collaborazione della Digos di Treviso, mentre si trovava in un albergo della zona.




