Frosinone, 11 lug. (Adnkronos) - Pubblicita' nascosta e vendite fasulle, sono questi i trucchi cui aveva fatto ricorso una Cooperativa editoriale di Frosinone, per apportare al proprio bilancio il lifting necessario ad ottenere contributi per l'editoria non spettanti e che hanno generato una frode allo Stato di quasi 5 milioni di euro. Le indagini sono state eseguite dal Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Frosinone, coordinato dalla Procura della Repubblica del capoluogo ciociaro ed hanno preso avvio su segnalazione del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza di Roma, la cui attivita' di analisi aveva evidenziato anomalie nel bilancio della cooperativa ciociara, in relazione alla diffusione di un noto quotidiano locale, che ha bacino d'utenza nelle Province di Frosinone e Latina. "Poiche' la lotta agli sprechi ed alle frodi al bilancio dello Stato rappresenta una priorita' nell'azione di servizio delle Fiamme Gialle - si legge in una nota della Gdf -, e' stato attuato un efficace raccordo tra il Nucleo Polizia Tributaria di Frosinone e la componente specialistica del Corpo, che svolge analisi di rischio a livello nazionale, nell'ambito di uno specifico protocollo d'intesa stipulato con il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che eroga i contributi della specie. La normativa, in materia, prevede che i contributi per l'editoria vengano elargiti a favore di strutture associative, senza scopo di lucro, orientate a privilegiare le prestazioni offerte dagli stessi soci e nell'intento di avvantaggiare il lavoro proveniente da societa' di piccole dimensioni, peraltro capaci di soddisfare un interesse pubblico coincidente con la piu' ampia diffusivita' dell'informazione. Per tale ragione la legge subordina la concessione dei contributi alla sussistenza di alcuni presupposti, tra i quali una soglia minima di diffusione (o "tiratura") del quotidiano ed un limite massimo di entrate pubblicitarie". "Si e' cosi' potuto accertare - aggiunge la Gdf - che la cooperativa ciociara investigata, a fronte di talune prestazioni pubblicitarie o della pubblicazione di alcuni eventi, obbligava chi beneficiava di tale prestazione ad acquistare un certo numero di giornali, per fare in modo che la 'tiratura' del quotidiano potesse raggiungere e superare la soglia prevista dalla legge. In tal modo si conseguiva anche il risultato di abbattere i ricavi derivanti dalla pubblicita' fino a ricondurli entro i limiti stabiliti dalla legge". (segue)




