(Adnkronos) - Avverte una didascalia: "I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica e' la realta' che li produce". Con la sua tecnica semidocumentaristica, Francesco Rosi si preoccupa di esporre i fatti con rigore e di mettere continuamente a confronto idee e posizioni politiche, senza per questo rinunciare al proprio inequivocabile giudizio. Nel film l'equilibrio fra la realta' e la finzione, caratteristico di Rosi, raggiunge la perfezione anche attraverso la verosimiglianza delle interpretazioni, sia di un grande attore hollywoodiano come Rod Steiger nel ruolo del protagonista, sia di un politico di professione come Carlo Fermariello. Anche in Le mani sulla citta', come in Salvatore Giuliano, la fotografia di Gianni Di Venanzo offre i giusti toni al racconto, ricorrendo a immagini contrastate (per sottolineare il duello oratorio tra gli speculatori e l'opposizione) o a impasti grigi (da reportage) per la descrizione degli ambienti. Con Le mani sulla citta', quarto film di Rosi, scritto anche da Raffaele La Capria, prodotto da Lionello Santi per la Galatea Film e dalla Societe' Cine'matographique Lyre, il regista ottenne la definitiva consacrazione, raccogliendo e rinnovando la difficile eredita' del Neorealismo. Francesco Rosi (Napoli, 1922) si afferma come autore proprio alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1958 con La sfida, che ottiene il Premio Speciale della Giuria. In quel film, girato nel mercato ortofrutticolo di Napoli, come nel successivo I magliari (1959, premiato a San Sebastia'n), ambientato tra venditori di stoffe e tappeti ai limiti della legalita', e' gia' presente quel dato cronachistico che, filtrato dalla finzione drammatica, costituisce la peculiarita' del suo cinema. In Salvatore Giuliano (1961), Orso d'argento a Berlino, l'uso di materiale di repertorio caratterizza uno stile da reportage giornalistico di rara efficacia, inaugurando un nuovo tipo di cinema politico, documentato e legato alla realta' piu' scomoda, sempre rivolto a capire il presente anche quando parte da materiali storici. Nel 1963 Francesco Rosi ottiene la definitiva consacrazione vincendo il Leone d'oro a Venezia con La mani sulla citta'. Torna alla Mostra di Venezia nel 1970 con un altro film di forte impegno civile, Uomini contro, tratto da Un anno sull'altopiano di Lussu, fornendo uno sguardo privo di retorica della prima guerra mondiale. (segue)




