Milano, 4 giu. (Adnkronos) - "La frase 'abbiamo una banca', e' stato detto, e' rimasta impressa nella memoria collettiva, segno dell'efficacia dell'operazione mediatica di cui e' stata oggetto. Cosi' efficace da rimanervi dopo anni". Lo scrivono i giudici milanesi nelle motivazioni della sentenza del processo con al centro la telefonata Fassino-Consorte pubblicata da 'Il Giornale' e che ha visto la condanna dell'ex premier Silvio Berlusconi a un anno per 'concorso in rivelazione di segreto d'ufficio'. "Tale considerazione -proseguono i giudici- conduce alla peculiare suggestivita' dell'intercettazione pubblicata, capace di dispiegare quegli effetti sull'opinione pubblica dei quali hanno riferito vari testi". I giudici si soffermano poi su "colui che ha individuato, tra tante, quella telefonata". Costui, per loro, ha avuto anche la "capacita', o la fortuna, di individuare questa conversazione, certamente carica di portata evocativa nella frase che e' stata divulgata sui mass media, significativa della capacita' della sinistra di 'fare affari'e mettersi a tavolino con i poteri forti, in aperto contrasto con la tradizione storica se non di quel partito, quantomeno, dell'orientamento del suo elettorato".



